Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli

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Codice racconto: 011

BARGELLINI, SIMONA (Sovigliana, Vinci)

Canzone ispiratrice: Solo (Claudio Baglioni)

Testo del racconto:
Cristy 

...Tocco tutto ciò che mi sta intorno per capire almeno il colore delle cose; come un vecchio cieco mai sazio di imparare.
La curiosità.
Requisito importante per chi ha ancora tanta voglia di vivere.
E si può porre un freno a questo folle bisogno di esperienze?
Chi decide quando e se è il caso di smettere?
Se è giusto rimanere qui o andarsene Lontano?
Dove si trova il confine sottile tra esperienza e dolore?
Forse l'uomo non è così egoista come pensa se spesso soffre per colpa di qualcun altro.
E allora dobbiamo continuare a crescere o adagiarci nella nostra ignoranza, comodi ma repressi?
Il vizio è forse la virtù dell'uomo o la debolezza del santo?
L'amore dimora nel cuore di chi soffre e lacera continuamente le pareti ormai sazie di lacrime e sospiri. Perché io? Perché così?
Il cieco odora intorno a sé.
Marciume e lezzo inondano l'olfatto.
Eppure gli oggetti che tocca sembrano così semplici e puliti!
Intorno solo fetore.
Può percepire anche il buio?
Il vecchio cieco non si rassegna.
Povero ingenuo!
Continuerà a toccare tappandosi il naso per non sentire la puzza e sognerà delicati profumi di rose e gelsomini mentre, avido di conoscenza, proseguirà oltre la vita.
Sognavo la vita Lontano, volevo andarmene e fu di gennaio che Cristy se ne andò.
8 anni di convivenza scolastica, 6 ore ogni mattina, after- hour il pomeriggio e gli straordinari la sera, a volte anche dopo cena. Ci sembravano una vita intera.
Eravamo cresciute insieme, con amici diversi, in ambienti diversi, in famiglie diverse, in paesini diversi... allora cosa avevamo in comune?!?
Assolutamente niente.
Io ero sempre allegra, con una faccia tosta fuori dall'umano, sempre pronta a fare figuracce pur di riderci sopra per tutta la settimana successiva e mi piaceva divertirmi a prendere a calci il mondo per vedere cosa succedeva.
Cristy molto più razionale e sempre più triste di me.
Era con lei che si sfogava il mondo quando io lo prendevo a calci.
Strano a dirsi ma nei guai era lei quella che ci finiva sempre.
Così passavamo ore e ore a casa mia con Vasco in sottofondo a parlare dello scemo di turno che non l'aveva nemmeno salutata...
"Ma chi si crede di essere quel gasatone?!?" e in effetti ci sentivamo un po' sfigate.
A lei piacevano i moretti capelloni, anche gli scurini, magari marocchini o qualche incrocio strano.
A me i biondini sbarbatelli.
Così non litigavamo mai per un ragazzo, anzi, spesso discutevamo perché non ci piaceva lo stesso.
Comunque è finita che io ho trovato un morettino capellone e lei un biondino sbarbatello... mistero della vita!
"Today- chez moi- 14.30- violino und Nutella"
Messaggio arrivato alla quarta ora: madrelingua tedesca quando ognuno in classe faceva gli affari suoi mentre "Ella" leggeva l'interessantissimo testo giornalistico tratto dal "Die Zeit" dell'anno precedente e "niuno" capiva un punto.
WOW! Ero emozionata.
Ore 14.10 partenza verso casa di Cristy con il mio vecchio violino di sottomarca.
"Sei arrivata eh?" seduta al pianoforte con lo spartito del Concertino di Curci già aperto... l'aveva studiato davvero!
Preparavo il violino in un attimo, le sue due battute di introduzione e poi entravo io con il mio suono stridulo e i miei enormi occhiali da vista in piedi vicino a lei.
Cominciavo con un lungo la di apertura un po' stonato.
Piano, piano quel suono incerto diventava sempre più convinto e mi muovevo in avanti e indietro come se percepissi qualcosa dentro il legno un po' storto, come se sentissi l'anima di quello strumento da 200000 lire.
Man mano che la sudorazione aumentava e l'arco si faceva più scivoloso, il suono diventava, a dispetto, più forte e superbo e mi lasciavo guidare dalle dita tozze di Cristy che battevano ritmiche sulla tastiera ingiallita.
Chissà che buffo quadretto formavamo in quella stanza semibuia e piena di mille gingilli appesi alle pareti e attaccati sul caminetto, convinte di contribuire alla tradizione della nostra amata musica.
Quel Concertino lo adoravo!
Era stato il mio primo vero concorso di musica fuori città.
Io, Cristy e altri nostri amici pseudo-musicisti come noi, fummo trascinati a Biella per partecipare a un concorso di musica da camera.. se non altro era un modo per far conoscere la nostra piccola scuola di periferia.
E' chiaro come ci eliminarono tutti senza esitazione.
Rimanemmo con le lacrime agli occhi e un falsissimo "Tanto lo sapevo" dentro al cuore.
A 13 anni è difficile ammettere che dopo tutti gli sforzi non contavamo assolutamente niente come musicisti... noi che avevamo Mozart nelle tasche!!!
Erano tutti raccomandati gli altri 95 che partecipavano a quel concorso!
Così dissi basta alla mia carriera di violinista.
Quello fu il mio primo e unico addio a qualcosa di davvero importante.
Il resto degli addii li ho ricevuti e basta, rimanendo a guardare.
E' strano come a volte un gioco possa essere così dannoso!
Ho reagito male a quella sconfitta.
E reagisco male a tutte le sconfitte... non ho proprio il senso della competizione, non sono fatta per le gare, io.
Ma Cristy sì e lo sa. Le piacciono le sfide e le piace sfidare, soprattutto se stessa.
E' anche per questo, credo che quel giorno è partita.
Tipico di lei.. con qualche anno di preavviso se n'è andata lasciandoci tutti qui a guardare stupiti.
Ci ha detto addio e ha vinto la sua sfida.
Così smisi di suonare.
Invece Cristy, da quella volta, convinta più che mai, prese una decisione: Sarebbe diventata una pianista.
Tentò la strada del Conservatorio ma, fra tutti quelli che fecero l'esame di ammissione per i 20 posti disponibili lei risultò proprio la ventunesima.
"Erano tutti raccomandati gli altri 20!"
Non ha mai smesso di suonare e a volte le facevo compagnia in quei pomeriggi a casa sua.
E mentre stonavamo il Concertino pensavamo a tutti i ragazzi raccomandati che esistono nel mondo.
E quando dopo tanto stridere, i miei calli indolenziti sulle dita si facevano sentire un po' troppo, arrivava il momento di dedicarci al nostro impiastro cubano: Nutella, noci, banane, mela e panna montata (queste ce le abbiamo aggiunte noi); una botta calorica alla faccia della sua dieta.
"Accidenti a te! Ma non ingrassi proprio mai tu!"
Finivamo poi la giornata al Bar, con i suoi amici alienati dalla scuola, il calcio e i videogames.
Lei, io e il mio tè alla pesca.
"Metti qualcosa nello stomaco che sei troppo magra! Se ti si mette contro luce ti si fanno le lastre!".
Ed ecco ora la cara e vecchia ansia che torna prima di fuggire e ritrovare il mio passato.
Una parte è ancora lì a parlare dell'Empoli in serie A...
"E se io fossi stato Spalletti..."
La buona, vecchia ansia!
Non può farmi che bene un sorso ogni tanto, dopo mangiato.
La bevo volentieri anche se non ha più quel sapore dolce di un tempo... le è rimasto, ora, quello amaro della nostalgia.
Una volta eravamo io, Cristy e il mio tè alla pesca.
E quando non trovavamo nessuno di interessante al Bar, ci rifugiavamo nel giardino lì dietro a ricordare la nostra prima sigaretta di nascosto dal mondo, a parlare della vita e del suo amatissimo Lontano.
Lei e le sue crisi di identità!
Voleva andarsene a studiare all'estero ma per me qualsiasi estero sembrava impossibile.
Non mi piaceva quando me ne parlava... avevo paura che un giorno sarebbe partita davvero.
Mi diceva sempre: "Vedrai che un giorno me ne andrò!", ma poi faceva una grossa risata e tutto finiva lì.
A volte prendevamo le bici e facevamo chilometri su per i campi per vedere dove riuscivamo ad arrivare, senza motivo, rotolandoci sull'erba fresca a fare il gioco dell'isola deserta.
Così arrivarono gli esami di maturità e quella maledetta estate quando nel nostro Bar davanti al mio solito tè alla pesca mi disse che se ne sarebbe andata lontano: "Partirò a gennaio", ma questa volta era seria.
Non mascherai il dolore con l'allegria, sorrisi ma scese una lacrima senza che io le avessi dato il permesso.
E' partita il 15 gennaio e da allora non l'ho più sentita.
Mi dedicò una canzone prima di andarsene in Argentina, sola, a cercare se stessa e la sua vita.
Io sono rimasta qui, con il mio ragazzo vicino, il moretto capellone che nel frattempo si è tagliato i capelli ma, a volte, mi sento sola comunque.
E' bello sentire ancora l'angoscia, il dubbio che torna, la paura, la nostalgia.
Il sangue dell'amore è quello più amaro.
In questa notte dove tutto sembra essere più grande di me, anche la stanchezza, faccio di nuovo la vittima.
Sentirsi soli anche con qualcuno è la sensazione più disarmante, perché non c'è niente che ti tocca il cuore.
Sentirsi circondati dai fantasmi notturni e avere solo una metà del cervello che funziona, avere sonno e sconfiggerlo finché gli occhi gonfi chiuderanno le loro tombe per trovare anche stanotte la pace.
Cari occhi, vi prego, non andate ancora a dormire, 'che la mia mente ha bisogno di voi.
Ancora un po' e poi me ne vado.
Mi sento così bene qui da sola a pensare!
Ma pensare spesso fa male, fa ricordare, e il "ri-cordo" spezza il cuore.
Allora facciamola finita!
Facciamo finta che niente sia successo e riprendiamo a sognare.
Questa non è una sfida e non sarà una sconfitta perché è a Cristy che dedico il mio più caro ricordo e da Lontano la penso con la sua stessa canzone.

E chissà se prima o poi
se tu avrai compreso mai
se ti sei voltata in dietro...

URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/1998-1999/racconti/racconto011.htm
Data ultimo aggiornamento: 2000-01-05.
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