Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli

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Codice racconto: 015

CANTINI, PILADE (Ponte a Egola, PI)

Testo della canzone
Testo del racconto

Testo della canzone:

Scirocco (Francesco Guccini)

Ricordi? Le strade erano piene di quel lucido scirocco
che trasforma una realtà abusata e la rende irreale,
sembravano alzarsi le Torri in un largo gesto barocco
e in via dei Giudei volavan velieri, come in un porto canale.
Tu, dietro al vetro di un bar impersonale,
seduto a un tavolo da poeta francese,
con la tua solita faccia aperta ai dubbi
e un po' di rosso "routine" dentro al bicchiere;
pensai d'entrare, per stare assieme a bere
e a chiacchierare di nubi.
Ma lei arrivò affrettata, danzando nella rosa
Di un abito di percalle che le fasciava i fianchi,
e cominciò a parlare, ed ordinò qualcosa,
mentre nel cielo rinnovato correvano le nubi a branchi,
e le lacrime si aggiunsero al latte di quel tè
e le mani disegnavano sogni e certezze,
ma io sapevo come ti sentivi schiacciato
tra lei e quell'altra che non sapevi lasciare,
tra i tuoi due figli, e l'una e l'altra morale;
come sembravi inchiodato.
Lei si alzò, con un gesto finale,
poi andò via, senza voltarsi indietro
mentre quel vento la riempiva
di ricordi impossibili, di confusione e immagini.
Lui restò come chi non sa proprio cosa fare,
cercando ancora chissà quale soluzione,
ma è meglio, poi, un giorno solo da ricordare
che ricadere in una nuova realtà sempre identica.
Ora non so davvero dove lei sia finita,
se ha partorito un figlio o come inventa le sere;
lui abita da solo, e divide la vita
tra il lavoro, versi inutili, e la routine di un bicchiere.
Soffiasse davvero quel vento di scirocco
e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare
dietro la faccia abusata delle cose,
nei labirinti oscuri delle case,
dietro lo specchio segreto di ogni viso,
dentro di noi.
 

 

Testo del racconto:

Scirocco

Mi svegliai stanco, come al solito, e scesi per strada il più in fretta possibile.
Il vento umido e caldo che aveva accompagnato tutte le ore della mia notte praticamente insonne continuava ad avvolgere Bologna e mi rendeva il protagonista involontario di un fastidioso dipinto impressionista. I tetti, le torri, le persone si confondevano, sfumando, con il grigio asfissiante del cielo e solo il rumore delle prime auto mattutine davano allo scenario una monotona quanto vitale colonna sonora; non che il clima fosse poi così diverso da quello di Mantova, ma ancora non mi c'ero abituato, non ancora, dopo quasi vent'anni.
L'istinto, o l'abitudine, mi condussero in un Caffè, il primo che trovai in via dei Giudei.
L'odore d'una recente pulizia impestava l'aria del locale ma i giornali, perlomeno, non erano ancora sgualciti. Un "buongiorno" assonnato del barista mi accolse con la consueta gentilezza ma la testa china di Dante, seduto al tavolo dell'angolo più buio, mi impedì di ricambiare, seppur ipocritamente, l'abituale cortesia. Mi avvicinai lentamente al vecchio amico: "Buongiorno toscanaccio"
"Ah Virgilio... buongiorno una sega..."
"Sempre carino eh... e sempre ubriaco! Sono le sette di mattina e già bevi, bravo!"
"Prima di tutto le sette di mattina saranno per te, io non sono ancora andato a letto, per me sono le sette del tardissimo dopo cena, e io, dopo cena, bevo. E poi lo sai, ci si conosce da tempo... Posso rinunciare a tutto in questo pezzo di terra piatta: mi sforzo di non aspirare la "ci", talvolta provo anche a pronunciare quella vostra strana "esse" da finocchi, ma al Chianti non ci rinuncio..."
"Fai come credi Dante, ma c'hai gli occhi sempre più piccoli e il naso sempre più grande, non mi sembra un buon segno"
"Fossero questi i segni cattivi..."
"Che c'è amico, qualche problema di lavoro? La tua ultima raccolta di poesie non sta vendendo? Hai di nuovo bisticciato con l'editore?"
""Bisticciato"... come parlate male... dai Virgilio non importa, lascia perdere..."
Mentre mi sforzavo di intravedere un raggio di luce nell'anima oscura di Dante, vidi i suoi occhi spalancarsi all'inverosimile e tutto il vino già bevuto non impedì al suo viso di sbiadire nel bianco più accecante. Mi voltai per guardare nella direzione dei suoi occhi fissi e fissa, sulla porta, stava la rara bellezza di una donna mai vista, scura nel volto scuro e solare nell'abito rosso che le attillava un corpo da rivista patinata.
I due continuavano a guardarsi con l'aria d'uno straziante duello e mi sembrò il caso d'allontanarmi con la scusa della voglia d'un caffè.
La donna s'avvicinò a Dante, tentò di sfiorargli teneramente una mano, poi affilò la voce e cominciò a parlare con un italiano incerto e sensuale. Il barista non mi degnò di un'occhiata, aggiunse in fretta un goccio di latte ad un tè già caldo e immediatamente lo consegnò con confidenza alla bellissima signora, che si sedette con grazia e, per un momento, fermò le labbra tremanti trasformandole in un radioso quanto improbabile sorriso. Il volto di Dante era invece rimasto immobile, come assente, con gli occhi sempre più piccoli e il naso sempre più grande.
Della conversazione, o meglio, del monologo, riuscii soltanto a sentire poche banali e misteriose parole: "aereo", "bambino", "vigliacco"... e non feci nemmeno in tempo a tentare un qualche astruso collegamento perché la donna si alzò di scatto e uscì dal Caffè, agitando frenetica i fianchi come nel più triste e sincero dei tanghi.
Sotto l'acqua che cominciava a cadere intravidi, dai vetri, un barbone, accompagnato dalla voce addolorata e stanca della sua fisarmonica... pensai ad uno scrittore spagnolo, ma fu solo il pensiero d'un istante...
Nel tavolo dell'angolo più buio Dante continuava a recitare il suo ruolo silenzioso, infrangendo la sua immobilità con un lento ma inesorabile scuotere di testa; io bevvi finalmente il caffè, dimenticandomi di metterci lo zucchero.

"Che succede Dante?" - Il mio vecchio amico aveva di nuovo riempito il bicchiere e come unica risposta aveva bevuto altro vino.
"Dante - mi permisi d'insistere - che succede?"
"Ho voglia di piangere"
"Dante ti prego, non ti ho mai visto in queste condizioni, parla per favore... Chi era quella donna che è appena uscita?"
"Quale donna?"
"Ma dai Dante non fare il cretino, quella bella signora con i capelli neri e il vestito rosso che si è seduta al tuo tavolo, ti ha parlato, ha bevuto questo tè e poi è fuggita... Chi era?"
"Un angelo..."
"Va bene Dante, ho capito, sei fuori di testa, hai bevuto, sei stanco, non vuoi dirmi niente e vuoi farti i cazzi tuoi, va bene, ti saluto e ci vediamo..." - mi alzai con calma e andai alla cassa per pagare il caffè.

Mentre mettevo in tasca gli spiccioli del resto sentii un fragoroso rumore di bottiglie, sedie, tavoli, bicchieri e voltandomi verso l'angolo più buio del locale vidi Dante, in piedi, che urlava con la bocca e con le mani: "Maria! Quella "bella signora" era Maria, va bene Virgilio? Mariaaa! Quella... era... Maria, l'ho conosciuta l'anno scorso ad una festa in piazza Maggiore... ci sono andato anche a letto con Maria! Va bene? Era con dei suoi amici argentini, perché anche Maria è argentina... ma dove cazzo è questa Argentina? In un altro mondo?... e ora ci sta tornando in Argentina! Io invece rimango a Bologna, a Bolognaaa! Va bene Virgilio? Ochèi Virgilio? Lo senti? Rimango a Bologna e dico anche Ochèi, anzi Okkkèi, con tre "kappa"! Va bene Virgilio?" - poi si sdraiò per terra in modo plateale e cominciò a piangere. Anche fuori, frenetico, aumentò il ritmo della pioggia.
Il barista mi guardava con aria preoccupata, tentai di rassicurarlo e mi portai verso Dante: gli accarezzai la testa e le spalle e gli chiesi di alzarsi; mi accontentò continuando a piangermi sul collo, poi si asciugò le lacrime, chiese cortesemente scusa al barista, rialzò il tavolo e si mise di nuovo a sedere: "Scusami Virgilio, non ce la facevo più."
"Dai non è niente, non ti preoccupare, ne abbiamo fatte di peggio insieme, vero Dante?"
"Non lo so Virgilio, non lo so... non so più niente. Ormai è un anno che non vivo più, quella donna è entrata nella mia vita senza bussare e io l'ho accolta con tutti gli onori, mi ha dato tutto, tutto, m'intendi? Ma mi ha tolto anche tutte quelle poche certezze che avevo, quell'unica grande certezza..."
"E bravo il nostro Dante, che si è fatto anche l'amante..."
"No no Virgilio, non tentare di sdrammatizzare, non c'è da fare il bischero in queste situazioni. Sono in un vicolo cieco e ormai non c'esco più, questa è l'unica cosa chiara della mia vita. Non ho avuto la forza di volare in Argentina e non ho la forza di tornare a casa. Sono solo, stanco, triste, confuso e per di più sono ancorato in un porto che non è il mio... no no siamo alla fine..."
"E Beatrice? Sa niente?"
"Bella domanda... Beatrice! E qui comincian le dolenti note caro mio... se non ho trovato il coraggio di andare al di là dell'Oceano è per colpa di Beatrice: non perché avessi paura di lasciarla, ma perché non avendo più paura di lasciare Beatrice, ho capito che l'amore non esiste, capito? Io avrei avuto la forza di lasciare Beatrice! Io ho la forza di lasciare Beatrice! Io lascio Beatrice! E allora l'amore non esiste, capito?"
"Penso di sì."
"E allora, se l'amore non esiste perché sarei dovuto andare dall'altra parte del mondo? Mi capisci?"
"Ho capito Dante, ho capito. Ma ora che fai?"
"Ora vado al mare..."
Il mio vecchio amico si alzò, e barcollante raggiunse l'uscita. Fuori continuava a piovere a dirotto, ma Dante non se ne accorse...

***

 L'altra sera ero ad una festa in piazza Maggiore, molto divertente per la verità, c'erano anche dei nuovi amici argentini. Parlando tra loro hanno nominato una certa Maria che alcuni anni fa era stata per molti mesi a Bologna. Dicevano che vive da sola in una fattoria di provincia, sola col suo unico figlio, un bambino vivace che quando si arrabbia gli diventano gli occhi sempre più piccoli e il naso sempre più grande...
Di Dante non ho avuto più notizie precise, so che è rimasto a Bologna, e Beatrice è tornata da sola a Firenze. Un amico l'ha incontrato di recente e gli ha detto che ogni volta che può va al mare, ma solo sulla costa adriatica, perché il mar Tirreno è troppo vicino a Firenze; e all'Argentina.
Oggi non piove, anche se un vento umido e caldo che viene dall'Africa non lascia sperare in un tempo migliore. Stesso clima di Mantova, ma ancora non mi ci sono abituato. Di certo Dante starà andando a respirarlo su qualche spiaggia romagnola. Non so se ho voglia di rivederlo, ma basterebbe raggiungerlo sulla strada per Ravenna...

  

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Data ultimo aggiornamento: 2000-01-05.
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