Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli
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Codice racconto: 021
SCORZA, SIMONA (Grosseto)
Testo della canzone
Testo del racconto
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Dominami (Paolo Martella)
Forse c'è un'uscita sola da qualche parte
trovami un futuro vuoi sulle tue carte
inventami un passato
regalami anche una storia
un antidoto che disinneschi la mia memoria
e poi dominami e poi dominami ancora
vorrei non aver visto altro che ciò che vedo ora
e adesso è te che vedo
a te io credo
è a te che chiedo aiuto
a te che mi sospendi tra il tuo sorriso e il tuo rifiuto
cedo me stesso davanti alla tua luce
io seguo un silente pensiero che dritto al tuo conduce
la conosco anch'io la strada per tornare indietro
ma starò molto più attento a non ferirmi con miliardi di frammenti dei miei vecchi sogni di vetro
lasciati e ritrovati oggi su questo sentiero che a ritroso ripercorro rivivendo la mia vita
ripassando una lezione mai davvero fino in fondo capita
E ancora ti cercherò
come aria da respirare
un nome sì ce l'ho
ma tu chiamami come ti pare
se c'è una cosa giusta al mondo non lo so
ma all'ombra di un sorriso
un giorno o l'altro ti respirerò
Tu fai troppa luce così sai anche un po' di buio
tienimi come un segreto che non vuole nessuno
abbandonarsi è facile tra le tue braccia
tu dolcemente preda che mi darà la caccia
dominami e poi dominami ancora
ora come allora
riflesso nei tuoi occhi so chi sono
se è facile il giudizio
più difficile il perdono
quanti ultimi desideri per un solo condannato veloce bilancio di cose che ho amato e detestato
e quante sono le altre che voglio e non ho ancora avuto
bevo alla mia faccia che ride anche quando qui dentro il mio cuore grida aiuto
e in assoluto
ciò che avevo perso resterà perduto
ed è un'amara legge che ho imparato ad accettare
camminerò sul fondo
continuerò a cercare
E ancora ti cercherò
come aria da respirare
un nome sì ce l'ho
ma tu chiamami come ti pare
se c'è una cosa giusta al mondo non lo so
ma all'ombra di un sorriso
un giorno o l'altro ti respirerò
Forse c'è un'uscita sola da qualche parte
trovami un futuro vuoi sulle tue carte
inventami un passato
regalami anche una storia
un antidoto che disinneschi la mia memoria.
Ciò che conta
Qui, davanti a questa foto ormai ingiallita, i cui angoli sono stati consumati dal tempo e la cui lucidità è stata rivestita da polvere mai rimossa, proprio perché ti ho lasciata chiusa in un vecchio scatolone abbandonato accanto ad un bidone della spazzatura, circondata da molti altri oggetti di tua appartenenza che abbracciandoti per la paura del buio, ti hanno soffocata e resa così opaca. Ed è impressionante quanta freschezza ancora esce dai tuoi occhi rivolta a me che ti ho cacciata via anni fa e per anni ti ho mantenuta lontana rimanendo chiusa in questa stanza che una volta apparteneva ad entrambe credendo, quando decisi di separarmi da te, di aver ottenuto qualcosa d'importante.
E mi hai donato un sorriso lasciandomi atroci dubbi abbagliati da una luce pura di fronte alla quale ho ceduto ed ho pianto...Quanto ho pianto mia cara amica dopo essermi svegliata sentendo gravare sulla mia coscienza pensieri che non sono riuscita a riordinare e comprendere.
Ritrovandomi di nuovo sola, ho odiato la mia solitudine e la mia ostinazione a credere che senza di te sarei stata capace di continuare, tutto questo correre veloce di simulacri, inquietudini, parole, mi hanno stordita e fatto male, è stata una dura lezione ma ho compreso il motivo che ci ha spinte a separarci. L'ho voluto io con tutta sincerità, ho cercato una valida ragione per espellerti lontana da me, eri così fulgida che confondevi i miei programmi, ti lanciavi verso mete da me reputate assurde ed era facile abbandonarsi a questo gioco, sapevi come convincermi, con dolcezza, tenerezza, mi stringevi tra le tue braccia ed io, sentendoti felice se ti avessi seguita, diventavo la tua preda lasciando che tu mi cacciassi e mi dominassi.
Ed un giorno ho deciso di mandarti via, prostrata per i tuoi salti da bambina viziata e prepotente che ogni sogno voleva raggiungere, egoisticamente senza pensare a me e a quanto mi avresti ferita, ti ho sbattuto in faccia la verità, non ti desideravo più al mio fianco e per tre anni ti ho tenuta lontana, per tutto questo tempo scappavo da ogni oggetto che avrebbe causato un ricordo di quei nostri giorni insieme, soffocandoli, bruciandoli, ignorandoli, per tutto questo tempo ho tenuto spenta la nostra intima amicizia, fino a quando per caso ho ritrovato questa tua foto.
Ed in pochi secondi, ripercorrendo a ritroso la mia vita, è stato facile giudicare gli sbagli, mi è bastato scorrere con i miei occhi le pareti di queste stanze ormai vuote con i muri che piangevano l'insufficienza dei tuoi disegni, la tua voglia di attaccare manifesti e quadri, ho ritrovato nei cassetti quaderni e blocchi notes da te acquistati e sfogliandoli li ho sentiti gridare la mancanza di vocaboli o imbratti, ho ritrovato il vuoto nelle scatole di scarpe dove amavi contenere lettere, cartoline, le tue cassette ormai vecchie e polverose non suonavano più anche loro arrabbiate con me e quei pochi vestiti che sbadatamente avevi dimenticato chiusi in sacchi di nylon, avevano assorbito l'odore della plastica. Così ho recuperato alcuni tuoi ricordi, alcuni tuoi manoscritti, poesie, frasi, i diari di scuola, le tue bambole, i tuoi sogni e le tue illusioni che un tempo amavi condividere con me tenendomi sveglia davanti alla televisione o di fronte a parole che accompagnate da risate, uscivano dalle tue labbra mentre le pupille dei tuoi occhi si dilatavano sempre di più respirando il desiderio e la convinzione di farli avverare.
Ed in questo mio cammino sono arrivata a quel giorno ripercorrendo ogni mio stato d'animo, ogni attimo, ogni gesto di quando, stremata dai pericoli che amavi affrontare, sommersa da un'orrenda e stupida paura che nemmeno la notte abbandonava il mio corpo, ti ho cacciata fuori dalla mia vita credendoti irresponsabile ed immatura.
E mi guardasti fissa negli occhi, mi costringesti a farlo afferrandomi il viso con le tue fredde mani, dirigendolo verso la tua figura così dura e triste nel profondo ma che non lasciò abbassare lo sguardo e te ne andasti, guardando verso il tuo futuro che già riuscivi a vedere.
Così, ascoltando il mio cuore domandarsi se era troppo tardi e gridare aiuto, amica mia, ho guardato in faccia la realtà, ho accettato la legge della vita, ho caricato sulle mie spalle un grosso perdono da chiederti, così difficile da donarmi, ma ho incominciato a cercarti richiamando alla memoria quelle fantasie che adoravi descrivermi.
Subito ho preso il primo aereo che mi ha condotta in poche ore nel dolce freddo di Dublino, un'aria leggera mi ha sollevata da terra guidandomi tra le strade di questa meravigliosa città, il vento che da dietro mi spingeva, sembrava accarezzarmi e dirmi che tu non eri tanto lontana.
Ti ho cercata tra i migliori pub irlandesi mostrando la tua foto ad ogni limpido sguardo che incrociavo ma senza ottenere risposte, ricordandomi di quando mi portavi in Biblioteca visitando in Internet sempre i soliti siti che poi abbandonavi esausta dei miei lamenti, ti ho aspettata fuori dalla discoteca il "The Kitchen" osservando gente meravigliosa che con accurati vestiti si avviava all'interno del locale per trascorrere una sontuosa serata. Per un attimo mi sono accasciata sullo scalino che i miei piedi stavano calpestando e ti ho vista ricca, il tuo corpo indossava un lungo abito nero molto attillato con gli spallaccini ed un bellissimo scollo che lasciava scoperte le tue piccole spalle e la tua liscia schiena sulla quale qualche brillantino, che avevi spalmato sul collo, vi era caduto accompagnato dal vento, ti ho immaginata poi seduta ad un tavolino sorridente ed intimidita dalla presenza di un uomo che, interessato ai tuoi discorsi, avvolgeva le tue parole con il fumo del suo sigaro.
E non fece in tempo una lacrima a scendere sulla mia guancia che divenne subito ghiaccio e la mangiai, assaporando tutta la sua amarezza.
Ed ancora ti ho aspettata a terra appoggiando la mia schiena contro i dipinti più belli ed importanti di questa città avvolta dalla nebbia che, appiccicatasi sulla mia pelle, mi lasciò una leggera freschezza sotto gli occhi conducendomi per pochi minuti in un profondo sonno fino a che, le grida di alcuni bambini che giocavano rincorrendo le pozzanghere, mi svegliarono e non vedendo nemmeno una tua breve scia mi sono alzata scoprendo, in un angolo di quell'immenso muro, un disegno che costruisti quando ancora potevo assaporare la frenesia di renderlo parte della tua pelle.
Ti ho cercata in quel ristorante italiano di cui tanto mi hai parlato, il "Tosca", sedendomi ad un tavolino rivolta verso l'entrata ed, accanto ad una finestra, ho gustato un ottimo piatto di spaghetti il cui calore appannava quei piccoli vetri sui quali scrivevo il tuo nome. Fissavo continuamente fuori e spesso quelle lettere riapparivano dinanzi ai miei pensieri tornando poi ad appannarsi fino a quando il proprietario del locale mi si avvicinò riferendomi che avevi lavorato per lui per diversi mesi e che te ne eri andata già da un mese.
Allora sono volata fino a Londra diretta al Piccadilly Circus dove mi hanno detto di averti vista scattare foto ad alcune statue di cera al Rock Circus. Poi mi sono diretta a Parigi e lì ti ho attesa per 9 giorni cercandoti al cimitero di Père Lachaise dove trovai una tua poesia chiusa con un nastro rosso e ben deposta accanto alla tomba di una persona che hai sempre stimato. E non potevi essere passata di qui da molto visto che la poesia c'era sempre, così ho continuato a cercarti tra gli schizzi delle fontane della reggia di Varsailles, sperando di trovarti seduta sotto l'Arco di Trionfo, sono salita, superando la paura delle vertigini, sulla torre Eiffel e da lassù ho chiamato il tuo nome facendo inchinare e voltare tutte le case ed i palazzi di Parigi. Davanti al Sacro Cuore ho sentito il tuo profumo e proprio lì vi ho lasciato una breve preghiera continuando verso Montmartre dove un giovanotto mi regalò un tuo ritratto che pochi giorni prima, dicendogli che saresti ripartita, aveva creato e conservato.
Esaurita e sfiduciata sono ripartita subito verso la Bielorussia cercandoti tra i paesi di Gomel, Vetka e Vitebsk, chiedendo tue notizie ad ogni associazione intervenuta in quel periodo per portare aiuti alle famiglie indigenti fino a che un piccolo tesoro sorrise di fronte alle mie gocce di sudore mostrandomi un libro contenente una rosa ormai secca. Lì capii che era stato un tuo regalo.
Allora continuai a cercarti rientrando nel nostro paese e mi recai a Milano sperando di incontrarti sulle scalinate del Duomo a scrivere le tue sensazioni su un quaderno appena acquistato. Sono salita in cima al Duomo osservando passeggiare ogni persona scuotendo la testa infine, poiché di te nemmeno una minima traccia c'era. Così ho rivolto il mio viso verso l'orizzonte oltre il quale, molto lontano da dove mi trovavo io, c'è una terra dove tu hai sempre sognato di volare ed ho chinato il capo comprendendo che forse eri riuscita a metterti abbastanza soldi da parte per raggiungerla, trovarvi un lavoro e sistemarti, mentre io mai e poi mai potevo venire là, né a Miami, né Las Vegas, neppure New York, poiché mai avrei avuto abbastanza denaro per raggiungerti.
Non avendo altre mete dove poterti cercare, dovevo accettare questa amara idea di averti perso per sempre e mi alzai tremolante, dopo aver preso un caldo caffè in un bar nel corso Vittorio Emanuele, sollevai il mio sguardo assonnato e cupo, un ragazzo mi stava osservando, si passò una mano tra i suoi capelli biondi e mi sorrise girando subito l'angolo, lo rincorsi credendo per un attimo di averti vista riflessa nei suoi occhi, ma ad ogni angolo scompariva fino a quando mi ritrovai alla stazione e lì compresi che dovevo tornare a casa.
Il volto di quel ragazzo mi rimase impresso per tutto il viaggio ed entrata nella mia camera, mi lasciai cadere sul letto portandolo nell'oscurità del mio sonno.
Dopo ore aprii i miei occhi che già piangevano senza avermi chiesto di farlo, la memoria mi accarezzò la fronte e per un attimo ti ho rivista.
Terrorizzata, singhiozzavo parole che giuravano di non abbandonarti più e mi sono sentita stringere il cuore quando un lieve bacio ha offuscato quella luce che circonda i sogni.
- Quanto ti ho cercata!- deliravo sentendoti finalmente e stringendoti ti respirai dentro di me, dove sempre eri stata.
Adesso è te che vedo, è in te che credo, ti seguirò e ti appoggerò nelle tue convinzioni lasciandoti volare e dominarmi, solo così proseguirò serena ed insieme a te, nel bene o nel male, mia cara e dolce anima, saprò di essere sempre me stessa.
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URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/1998-1999/racconti/racconto021.htm
Data ultimo aggiornamento: 1999-09-27.