Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli

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Codice racconto: 046

SERAFINI, ANNALISA (Limite sull'Arno)

Testo della canzone
Testo del racconto

Testo della canzone:

Roxanne (Police)

Roxanne
You don’t have to put on the red light
Those days are over
You don’t have to sell your body to the night
Roxanne
You don’t have to wear that dress tonight
Walk the streets for money
You don’t care if it’s wrong or if it’s right
Roxanne
You don’t have to put on the red light
Roxanne
Loved you since I Knew ya
I wouldn’t talk down to ya
I have to tell just how I feel
I won’t share you with any other boy
I know my mind is made up
So put away your make-up
Told you once I won’t tell you again
It’s a crime the way...
Roxanne
You don’t have to put on the red light
Roxanne

 
Testo del racconto:

"La ragazza della casa editrice"
Ad Andrea e alla città di Karlsruhe.

 

Roxanne aveva conosciuto Gordon in un fumoso cinema londinese in un pomeriggio come tanti.
Londra, quel giorno, era la stessa di sempre, eternamente piovosa, un po’ scontrosa, ma bellissima, con le strade intorno ad Oxford Street sempre piene di gente formicolante e negozi di ogni stile.
Dicevamo, quel pomeriggio Roxanne era uscita intorno alle tre, non aveva voglia di stare in casa, almeno non quel giorno.
Aveva preso l’impermeabile e l’ombrello, spento la TV, chiuso il gas e salutato il gatto. La tavola stracolma di libri e dattiloscritti, ingombra di carte e fogli provenienti da ogni angolo di mondo, la segreteria registrava messaggi di amiche in crisi d’amore o con inviti a cena a conoscere chissà chi o cosa, mentre gli amici, come al solito più diplomatici, proponevano serate in teatri alternativi di provincia oppure l’ultima mostra dell’ultimo artista punk che girava intorno a Londra in quel periodo.
Roxanne quel pomeriggio disse no a tutto questo e sicura e spavalda, ma timida, come era nel suo carattere, decise di uscire.
Non sapeva la nostra protagonista cosa sarebbe successo di lì a poco.
Il cinema che lei frequentava si trovava nei pressi di Trafalgar Square dove dall’alto di un obelisco la statua del gran generale Nelson guardava i passanti, piovosi e infreddoliti, e a volte si intristiva... anche.
Quel pomeriggio il cartellone non offriva un grande spettacolo, non c’era lo sconosciuto regista pakistano e nemmeno l’intellettuale francese che ha scoperto come "gira il mondo" e vuole rivelarlo alla platea. Quel giorno d’inverno si proiettava un film italiano di due registi toscani, perfino fratelli; il titolo era molto coinvolgente "La notte di San Lorenzo".
Roxanne, da brava studente, si ricordò subito di quella notte, il 10 agosto.
E’ una di quelle notti, che noi, miseri mortali come dice la Bibbia, consideriamo magiche o speciali solo perché un puntino luminoso solca e colora il nero del cielo, e non ci rendiamo mai conto che ogni notte od ogni giorno che il buon Dio ci spedisce in Terra, è magico o speciale, e sarebbe bene cominciare...ad apprezzare...
Ma non deviamo la nostra storia.
Roxanne decise di entrare. Si tolse l’impermeabile e lasciò l’ombrello vicino al bancone. Roxanne era una bellissima ragazza: bionda, alta e con due potenti occhi azzurri, che ti guardavano come i fari di un porto con il mare in tempesta, mettendo spesso in imbarazzo lo sconosciuto che si trovava per caso ad imbattercisi contro. Ma non era tanto la sua bellezza. Infatti Roxanne aveva un modo così gentile e carino nel parlare e nel mostrarsi che a volte stordiva e a volte incantava come una principessa delle fiabe.
Lei non sapeva però di avere queste qualità e quando qualcuno gliele faceva notare si imbarazzava, però era un imbarazza strano, perché non arrossiva o cose simili, ma chi le stava di fronte capiva il suo dolcissimo pudore, quasi magico, e così finiva che si imbarazzava chi era stato così cortese da farle un complimento....insomma erano problemi.
Chi aveva il piacere o la sventura di incontrarla, bè a seconda dei punti di vista, capiva subito che quella ragazza non mentiva, non era né troppo intellettuale, né troppo snob, né troppo colta, ma sfacciatamente spontanea, non sincera, qualità troppo comune o troppo rara, si capiva subito che dietro le sue tante risate, i suoi dubbi, quel suo continuo gesticolare, con ampi gesti delle braccia, con quell’aria attenta che ti metteva quando parlava di cose che la interessavano o la emozionavano ... insomma chi la ascoltava capiva all’istante che poteva fidarsi di lei, che il suo stile non era il bluff di chi vuole fare colpo, o segue le mode del momento, oppure ostenta ciò che non è o potrà mai essere.
Roxanne indossava quel pomeriggio jeans e maglioni, e i suoi intramontabili anfibi neri, che erano cresciuti con lei e le erano stati compagni fedeli di mille gite, passeggiate, pomeriggi in biblioteca, lezioni di scuola, incontri e scontri. Quei cari e sporchi anfibi l’avevano anche accompagnata, pochi mesi dopo la laurea in lettere antiche, all’unico, ma per lei il più importante colloquio di lavoro: la prestigiosa casa editrice del Regno Unito la "Books & Books" di Liverpool aveva indetto una selezione per cercare nuovi e motivati collaboratori da inserire nel suo potente organico.
Piena di idee e prospettive per il futuro Roxanne aveva brillantemente superato la prima selezione di cultura generale, poi aveva perfino fatto arrossire la commissione esaminatrice, quando, nel secondo test, aveva sfoderato una cultura letteraria e storica da fare impressione.
Così la nostra protagonista si era aggiudicata il suo posto di lavoro presso la succursale di Londra.
Roxanne entrò nella sala buia.
Il film era da poco iniziato e già spuntava dallo schermo la verde e collinare campagna toscana, con i pioppi e i contadini, che lei tanto amava. Non aveva mai visitato questa regione, che tanto l’affascinava, ma si riprometteva con la prossima estate di andarci, soprattutto a Siena, città piccola e bellissima, con le sue minuscole stradine medievali, dove magari fantasticava di trovare un menestrello che le narrasse storie di battaglie e cavalieri innamorati...già perché Roxanne era anche questo, una infaticabile sognatrice, oltre che una lettrice instancabile, e magari, le due cose... non sono così lontane fra loro.
Mentre il film scorreva Roxanne decise di sedersi in quarta fila, così un posto vale l’altro, anche se la sala era pressoché vuota.
Dopo pochi minuti si sentì picchiare sulla spalla, si voltò incuriosita e un giovane le chiese: "E’ libero il posto accanto a te?".
Roxanne non aveva voglia di compagnia, voleva godersi il film in pace, da sola, con i suoi pensieri, e poi chi era quello sconosciuto che in una sala semivuota veniva a disturbare proprio una giovane ragazza, forse era un maniaco o un piantagrane come tanti, oppure chi lo sa.... Roxanne scartò all’istante le ipotesi più inquietanti e decise di accettare vicino a lei quel giovane sconosciuto.
"Grazie, sei molto gentile"- disse lui - "mi chiamo Gordon, ho fatto mezz’ora di metropolitana per arrivare a vedere questo film. Sai, due anni fa ho visitato la Toscana e i luoghi dove è stato girato questo film...sono straordinari...soprattutto le colline intorno a Empoli, poi si vede il duomo di questa città ...poi vedi anche un paese che si chiama San Miniato, che è quello dei registi, c’è un paesaggio in questo paese che è la fine del mondo...".
"Scusami "- lo interruppe Roxanne - "ma vorrei vedere il film".
"No, scusami tu"- disse Gordon - "hai ragione, come al solito parlo troppo e non mi so controllare, ma vedi mia madre è italiana, e... come dire... mi sento in parte coinvolto...davvero scusami ancora tanto".
Roxanne rimase stordita e pensò che quel ragazzo biondo e magro era proprio uno strano tipo.
Finito il film Roxanne e Gordon uscirono insieme e, non sapendo nemmeno come era accaduto, si ritrovarono a parlare, di fronte a due enormi boccali di birra scura irlandese, del film appena visto e poi del loro lavoro e poi dell’ultimo libro letto e poi della loro casa e poi degli amici e poi di come a volte la vita è così diagonale e imprevedibile e poi ...arrivò il ragazzo del pub dicendo che aveva sonno e gli sarebbe dispiaciuto non dormire proprio quella notte.
Roxanne e Gordon, si guardarono, chiesero scusa, pagarono e uscirono, per l’ora che si era fatta aveva proprio ragione il ragazzo, pensarono. Prendere un taxi e tornare a casa era la cosa migliore per entrambi.
Ma chi era questo Gordon, capitato nella vita di Roxanne in un cinema londinese in un piovoso pomeriggio invernale?
Gordon era un giovane anglo-italiano, che riuniva in sé le caratteristiche migliori di questi due popoli: fisico alto, cultura alta e humour degli abitanti d’Oltremanica unito alla fantasia e alla creatività degli italiani. Raccontò che lavorava come insegnante di italiano in una scuola per bambini figli di immigrati alla periferia ovest della grande metropoli, viveva in subaffitto in un monolocale mansarda e amava di un amore infinito e sconfinato le canzoni degli intramontabili Police.
Promise a Roxanne che l’avrebbe richiamata nei prossimi giorni, magari per un nuovo film o una nuova birra, ancora insieme.
Invece Gordon sparì proprio dalla circolazione e Roxanne sentendo i messaggi in segreteria si chiedeva ansiosa in che parte di mondo potesse essersi cacciato quel ragazzo così gentile e chiacchierone, che l’aveva tanto incantata.
Certo la nostra protagonista non era così sprovveduta, sapeva bene che Gordon era pur sempre uno sconosciuto capitatole accanto per caso, o per destino, in un cinema qualunque e poi chissà chi era Gordon e se era vero tutto quello che lui le aveva raccontato...chissà se un giorno l’avrebbe rivisto.
Però era certa di lui, del suo viso da coniglio e dei suoi occhi allegri e sentiva che presto, prima o poi, Gordon sarebbe riapparso.
E infatti Gordon riapparve una domenica mattina verso le dieci.
Roxanne lo accolse festosa a casa sua, sapeva ormai di potersi fidare.
Lo invitò a pranzo a casa sua, e fu felice, per una volta, di cucinare, perché lui era lì, con lei, e cascasse il mondo gli pareva che quella domenica la terra ruotasse affogata nell’universo non per leggi divine o fisiche, ma perché loro due erano lì insieme. Poi nel pomeriggio un pallido sole inglese li accompagnò per i viali di Hyde Park e ancora ci furono tante parole con la voglia e la rabbia di raccontarsi la vita e tutte le sue geometrie.
Poi quella notte si amarono teneramente, con la luna, lassù in cielo, che li proteggeva e li teneva lontani dal caos del mondo.
Fu così che la nostra Roxanne conobbe e amò Gordon e ci furono altri pomeriggi e altre serate e altre notti indimenticabili, insieme, senza dire mai basta e mai lontani l’uno dall’altra. La loro storia era piena di tutto, ogni momento insieme era magico, persino il semplice guardarsi, insieme ribaltavano il mondo, insieme già insieme, sembrava che ogni cosa fosse al suo posto ora nel mondo quando...un giorno arrivò una strana telefonata.
"Pronto?"- disse Roxanne - "Gordon sei tu?".
Dall’altro capo del telefono nessuno rispose.
"Dai Gordon, non fare lo scemo, rispondimi...è già da un po' che ti aspetto...ricordi mi avevi promesso di chiamarmi alle tre e ora sono già le sei ...non è da te" replicò Roxanne un po’ adirata.
"Buonasera"- disse una voce seria dall’altro capo del telefono. "Parlo con la signorina Roxanne?".
"Si sono io ...chi è lei" - chiese ansiosa la protagonista della storia.
"Senta mi ascolti bene e se può si metta seduta. Sono un agente di polizia. La chiamo per informarla che abbiamo trovato una lettera per lei con il suo indirizzo vicino al cadavere di un giovane morto suicida... si è sparato in bocca con una pistola risultata rubata ... il suo nome è Gordon...lei lo conosce?"- disse la voce.
"Vorremmo consegnarle la lettera e i suoi effetti personali"- continuò la voce metallica al di là del filo - "visto che dai nostri dati risulta che non aveva nessun familiare o parente prossimo".
"Pronto?"- continuò la voce - "Signorina mi ha capito?...Risponda la prego".
Roxanne riabbassò la cornetta. Aveva capito ben poco di lui. Chi era Gordon? Chi era Roxanne? Perché quel gesto? Perché morire a trentacinque anni? Perché continuare a vivere?
Ci sono momenti nella vita talmente inaspettati e imprevedibili e tragici in cui è assurdo trovare un senso o delle parole per razionalizzare la realtà, pensò Roxanne, e come quel lontano pomeriggio di quattro anni fa decise di uscire, di nuovo.
Era notte quella notte a Londra.
Per strada taxi neri, buio, luci, suoni confusi, passanti, pub pieni di litri di birra, negozi, giornali in uscita...il mondo si affacciava ad un nuovo giorno, ma lei non riusciva più a trovargli un senso.
Si ritrovò ubriaca in un marciapiede a percorrere una strada per denaro e non le importava se quello che faceva ora era bene o male.

URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/1998-1999/racconti/racconto046.htm
Data ultimo aggiornamento: 2000-01-05.
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