Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli

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Codice racconto: 086

ROSSI, MARINA (Empoli)

Testo della canzone
Testo del racconto

Testo della canzone:

Highway 29 (Bruce Springsteen)

I slipped on her shoe, she was a perfect size seven
I said "There's no smokin' in the store ma'am."
She crossed her legs and then
We made some small talk that's where it should have stopped
She slipped me her number, I put it in my pocket
My hand slipped up her skirt, everything slipped my mind
In that little roadhouse
On Highway 29
It was a small town bank it was a mess
Well I had a gun you know the rest
Money on the floorboards, shirt was covered in blood
And she was cryn', her and me we headed south
On Highway 29
In a little motel the air was hot and clean
I slept the sleep of the dead, I didn't dream
I woke in the morning, washed my face in the sink
We headed into the Sierra Madre 'cross the border line
The winter sun shot through the black trees
I told myself it was all something in her
But as we drove I knew it was something in me
Something that'd been comin' for a long long time
And something thst was here with me now
On Highway 29
The road was filled with broken glass and gasoline
She wasn't sayn' nothin', it was just a dream
The wind come silent through the windshield
All
I could see was snow, sky and pines
I closed my eyes and I was runnin'
I was runnin' then I was flyn'.

 

Testo del racconto:

Orsetti rosa di plastica

(Visione americana)

La linea bianca in mezzo alla strada è precisa, chiara. Seguirla viene quasi per istinto. E' facile distinguere che la via è divisa in due parti. Non è così facile vedere la linea che corre tra il bene e il male, è troppo sottile e Dean non è un uomo sottile. Però anche la linea bianca si rompe in frammenti e allora è possibile passare da una sezione all'altra dell'asfalto. Crossing over metallico. C'è chi lo chiama sorpasso. Per Dean attraversare la linea sottile significa soltanto raggiungere l'inferno sperando di trovare il paradiso. Ma la strada è così pulita che ci si potrebbe anche illudere. Illudere di correre senza pensieri con il vento nella mente e gli occhi che registrano sensazioni che non torneranno mai più. Campi di vita con quel loro particolare odore di estate che riempie interamente, odore fisico, la vita non è poi così male. Il sole si è dissolto, rimane la sua effigie nel cielo, ma è chiaro che è ovunque, la sua luce è ovunque, e la Thunderbird decappottabile di Dean la attraversa e sa già che questo momento sarà per sempre. Dietro sul sedile bianco sporco e rotto sta Loris sdraiato o meglio piegato con le ginocchia al petto. Se il sole fosse veramente ovunque e la strada non mentisse, Loris sarebbe un angelo, uno spirito di adolescenza. Ma Loris sta piangendo, non vede i campi, non vede la strada. Sente solo rosso. E piange. Le sue mani tremano, la testa bionda è scossa dai singhiozzi. Dean lo vede nello specchietto retrovisore e non dice niente. Non c'è niente da dire. Da quando è scoppiato l'inferno rosso Dean non ha più pronunciato una parola. Ha guidato soltanto. Verso l'orizzonte, linea del cielo. Se si vuole, si può arrivare anche all'orizzonte dove tutto sfuma ed è facile scomparire. Chi si preoccuperà di cercarli in un posto che è come un sogno? E la strada è libera.
La pistola sul sedile sembra struggersi in argento vischioso, in una sfera di cristallo che nel cuore di Dean diventa totale. Quella pistola racchiude in sé il punto di rottura della linea bianca. Per Diego indica il momento di non ritorno; se lo è anche per Loris e per lui stesso, Dean non lo sa, non vuole saperlo. Non gli interessa più molto di niente. Lo sguardo fisso all'orizzonte e il piede sull'acceleratore. Tutto ciò che c'è stato prima di quella mattina, se c'è stato qualcosa, è andato in fumo. Loris si sente troppo reale per accettare di essere finito. Presto la rete si chiuderà intorno a loro, ma non riguarda Dean perché il suo sguardo può ancora spingersi lontano.
Quella mattina tutto è crollato. Se Dean chiude gli occhi, può ancora vedere il bianco delle pareti. E' una piccola banca, donne e uomini urlano e si agitano, sono tutti impazziti. Dean fissa gli occhi di Loris e di Diego. Vi trova solo terrore. I propri occhi non li vede, ma sa che sono esattamente come quelli dei compagni.
Il ricordo diventa solido, presente. Tutto, la banca, il panico, è congelato. Dal bianco emergono divise, armi e Diego. Che spara.
Rosso.
Diego in ginocchio per terra. Poi non c'è più niente nella memoria di Dean. La paura non esiste più in lui. Ma la strada è intatta e viene da pensare che forse Diego li sta aspettando lungo l'asfalto. Loris ha smesso di piangere, sta dormendo. Dean respira profondamente. Adesso si sente bene. E' in vacanza. Senza pensieri. Probabilmente dovrebbe disfarsi della macchina, della pistola e procurarsi dei documenti falsi.
E invece, pensa alla spiaggia, al sole, alle ragazze...
Tutto si deforma ai suoi occhi, tutto perde realtà. D'altronde come si può parlare di realtà a chi ha dentro terra devastata? Dean sente che può attaccarsi solo alla linea dell'orizzonte, che quella è la sua ultima meta, e gli dispiace un po' per Loris che forse si meriterebbe un compagno più efficiente.
TUTTO A POSTO. Diego glielo aveva ripetuto prima di entrare nella banca. Tutto a posto. Diego aveva bisogno di quei soldi, anche Loris. Per Dean era lo stesso. Per lui è sempre lo stesso. E' capace di veder precipitare la propria vita senza muovere un dito. Del resto è quello che ha fatto. Proprio adesso che, lo sente, è finita, ha negli occhi l'orizzonte, nelle orecchie e nelle mani il rombo del motore. Ha voglia di sorridere. E' bello correre.
La linea bianca è sempre davanti a lui. E' stato un attimo attraversarla. Ma adesso passarla di nuovo è duro, è come marmo.
"Dean, dove stai andando?" Loris è sveglio. Bentornato alla vita.
"Non lo so, lo vedi l'orizzonte?"
"Vuoi che guidi io?"
"No, va bene così."
"Forse dovremmo cambiare macchina."
Loris deve cavare le gambe da questa faccenda perché lo vuole. E' convinto di avere ancora molta strada davanti, molta di più di quella che separa Dean dall'orizzonte.
"Loris, hai sigarette?"
Dean aspira con gusto. "Ci voleva proprio."
"Non voglio andare in galera."
"Non ci andremo, non vedi come è libera la strada?" Gli piace fingere di avere tutto sotto controllo. Davvero. Però Loris si è infuriato lo stesso e adesso sta tirando calci al sedile. Sembra un coleottero ribaltato sul guscio.
"Dean! Sei matto, sei un povero pazzo! Lo sei sempre stato... Ma io no, io mi sono stufato, non voglio finire come Diego, non voglio diventare come te!" Prende fiato. "Vai più piano." La Thunderbird sfreccia sull'asfalto. E' una macchina felice. Le mani di Dean sono rigide sul volante, le labbra tese in una smorfia.
"Vai più piano, Dean, per l'amor del cielo." L'auto rallenta improvvisamente. Le pupille di Dean luccicano furiose. Sembrano notti esplose. Ma il suo respiro è placido, il piede sfiora appena l'acceleratore. "Scusa. Adesso vado più piano, sì, vado più piano, piccolo Loris..." I raggi di sole si impigliano nel silenzio, mentre la Thunderbird avanza sicura come un capodoglio nell'oceano. I capelli di Loris sono spuma al vento. Ancora campi. "Dean, che fine ha fatto il nostro piano di fuga?"
"E' fuggito. Dammi un'altra sigaretta."
"Non sono il tuo tabaccaio. Prendi. Diego era migliore di te. Sapeva cosa occorreva fare e lo faceva." Certo. Peccato che fosse caduto, con gli occhi pieni di stupita incertezza fissi sul proprio pazzo sogno. Come infiniti altri. Come loro due.
"E aveva sempre le sigarette con sé."
Fumo sulla faccia. A Dean sembra di attraversare una nuvola. Sta volando. "Ehi Loris, mettiti il paracadute."
"Che dici? Diego è morto perché noi non lo abbiamo aiutato. E' colpa nostra, Dean."
Loris è un buon compagno, quando dorme.
"Piantala. Prendi questo numero di telefono. E' di un mio amico, ci fornirà documenti falsi. Ora ci fermiamo e tu lo chiami.
Poi cercheremo un altro mezzo di trasporto."
Parallele alla strada corrono due file di alti alberi. Sono strisce d'acqua che scivolano su dune di sabbia. Miraggi di frescura nell'oro di campi impazziti d'estate. Da piccolo Dean aveva desiderato di essere un albero, di pensare come un albero. Perché gli alberi pensano. Di questo Dean è convinto. Un pensiero essenziale.
"La polizia sarà già sulle nostre tracce?" Dean annuisce.
"Ce la caveremo?"
"Certo, kid." Voce di vetro. Strano. Diego non c'è ad aspettarli lungo la strada.
Quel matto prende tutto maledettamente troppo sul serio.
Case bianche. Un distributore di benzina e un negozietto di attraenti cose inutili, dolci, pupazzi, cassette, ancora dolci, giornali, dolci. Si affacciano dalle vetrine.
Orsetti rosa dati in omaggio ogni cambio di olio sono tanto apprezzati da giacere nei fossi lungo i campi.
Il senso della vita è questo per Dean. Orsetti rosa di plastica con gli occhioni spalancati in mezzo a immensi campi di grano.
Un po' squallido, ma va bene, quando si sa che non c'è altro.
La Thunderbird si inchioda davanti al distributore. Dean lancia una coperta verde sulla pistola e salta giù come un gatto. "E' aperto?" Si sente i jeans attaccati alla pelle.
Da una baracca esce un uomo in tuta. "Viaggiato bene?" Si pulisce le mani in uno straccio. C'è odore di benzina.
"Poche macchine. Si fila veloce."
"Già." Anche Loris è sceso. "C'è un telefono?"
"Sicuro, là dentro il bar." Loris sparisce in una specie di capanna placcata di rosso. Fa caldo, molto caldo. Dean tira le mezze maniche della Fruit bianca fin sopra alla spalla.
"Li date voi gli orsetti rosa?"
Il benzinaio alza la testa dalla pompa. Ha la barba imperlata di sudore, e di altro.
"Quelli là, nel campo."
"Ah, sì. Ne vuole uno?" Ride tipo vecchietto- western-senza-denti eccetto uno, che è d'oro. Ma non è vecchio e ha una dentatura completa.
Sull'asfalto l'aria è scomposta, liquida, sembra di guardare attraverso un vetro smerigliato. Caldo. Anche nella banca era molto caldo. Fuoco ovunque: nei polmoni, negli occhi.
Sembra di soffocare. Laggiù all'orizzonte farà sicuramente più fresco.
Loris al telefono che parla. Dean lo può vedere facilmente se si volta verso il bar. Si appoggia alla portiera della Thunderbird. Calma stanca, ma piacevole. C'è ancora tempo.
Dalla strada proviene il mormorio di un motore che muore nel parcheggio dell'area di ristoro. Dean volta leggermente la testa verso l'auto scura che sembra ondeggiare sull'asfalto.
La realtà è di olio e lui si sente una goccia d'acqua.
La portiera si spalanca. Escono stivali e due uomini in divisa. Come alla banca, ma è tutto più smorzato, lento. I poliziotti lo guardano mentre le loro labbra si muovono. Voglia di baciare. Dean ricambia l'occhiata tranquillo. Probabilmente il calore li farà struggere prima che possano arrivare da lui. E' bello vedere le persone attraverso il sole, gli occhi umidi, hanno in sé l'orrore dei sogni. Ma tutto questo è esterno e Dean sta in cima alla montagna di Sisifo perché la sua pietra è ormai troppo leggera, piccola forma di metallo. Non vale più la pena di cercare la cima e cercarla ancora sotto la pressione delle proprie aspettative.
Frazione minima di tempo. Dean afferra il volante ed è già un ricordo. La linea bianca adesso corre veloce, sembra quasi sparire, fondersi in grigio col nero asfalto. I poliziotti con ogni probabilità sono dietro di lui. Tutto è dietro di lui tranne la purezza della strada e la distanza dell'orizzonte. Il baratro si sta aprendo sotto Dean, ma finché i suoi occhi non si saranno posati sulla bocca nera, finché non sarà completa la frattura dentro di lui che lo ridurrà in frammenti, un diamante tagliato male, fino ad allora Dean sarà un suono lanciato a velocità meravigliosa verso l'orizzonte. Peccato che non abbia sigarette.
La cornetta pende pietosamente dal telefono mentre Loris di ghiaccio vede entrare i poliziotti nel parcheggio. Un tonfo sordo. E' strano. Si sarebbe aspettato qualcosa di molto terribile nel momento in cui avrebbe realizzato di essere veramente finito. E invece, niente. E' un terrore calmo, il suo, quasi dolce.
Vede la Thunderbird, vede Dean. Sembra che stia male, ma poi, è un attimo, Dean scappa via. Con i poliziotti dietro. Loris corre sul limite della strada. Le due macchine sono sparite lontano.
Non è finita. Per lui non è ancora finita. I documenti ci sono. Si passa una mano sulla fronte. E' bagnata. Si accascia sul ciglione della strada. Non se ne era accorto, ma le sue gambe tremano. Il benzinaio è dietro di lui, lo sente muoversi. Probabilmente sta dicendo qualcosa, ma non ha importanza.
Loris alza gli occhi. Intorno solo chilometri di terra e cielo e Dean è da qualche parte lungo la strada, forse anche Diego. Si ricorda di avere una lattina di birra in mano, lascia scivolare il liquido dentro di sé, fresco catartico. Si sente bene. Asciuga la bocca con una mano, che si ricopre d'oro, e si rimette in piedi.
Socchiude gli occhi per sopportare una improvvisa sensazione di Dean nello stomaco. Tutto a posto.
Distanze indefinite di campi, il benzinaio è un orsetto rosa di plastica.
A volte si è soli.

La Thunderbird è ferma, vicino a un fosso.
Ma Dean sul suo sedile corre ancora. Non ci si può fermare adesso. Non adesso, maledizione.
Mentre tanti piccoli aghi di luce lo stanno inchiodando inesorabili, Dean chiude gli occhi finché sente solo l'orizzonte della mente e ghiaccio metallico nella mano destra. E corre, corre fino a diventare vento.

URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/1998-1999/racconti/racconto086.htm
Data ultimo aggiornamento: 2000-01-05.
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