Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli
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Codice racconto: 150
MASSARO, MARCO (Empoli)
Testo della canzone
Testo del racconto
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Ti chiamerò Sam (Luciano Ligabue)
E non chiamarmi
più amico,
se poi mi tratti così,
sono un cliente qui
e pago accontentami
come ogni altro.
Se sono io che lo dico
non avrai colpe
né scrupoli:
picchia quei tasti lì,
forza, deciditi,
che sono pronto.
Suonaci, suonaci
il pezzo che sai.
Mettici l’anima
quella che puoi.
Dacci dei brividi
lavora, dai
ho voglia di stare male
se suoni bene
ti chiamerò Sam,
ti chiamerò Sam,
ti chiamerò.
L’hai conosciuta
anche tu lei:
avrete avuto
una vostra canzone
beh, io non so cantare
e poi non so suonare
ma so pagare bene.
Sigaro e grappa
e tutto ciò che vuoi
io accendo e stappo.
Tutti muti che
il mio amico qua
suonerà, suonerà,
suonerà, suonerà.
Suonaci, suonaci
il pezzo che sai.
Mettici l’anima
quella che puoi.
Dacci dei brividi
lavora, dai
ho voglia di ricordare
se suoni bene
ti chiamerò Sam,
ti chiamerò Sam,
ti chiamerò Sam,
ti chiamerò Sam.
- Dammene un altro.-
- Ok, ma se vuoi ti lascio la bottiglia.-
Luciano prese la bottiglia di Jack Daniels e si verso un altro bicchiere, come se fosse stato il primo.
- Mario, ti sei mai innamorato?-
Mentre parlava, osservava il bicchiere tra le mani, ormai vuoto.
- Intendo quell’amore che ti prende e ti sconvolge la vita. Quell’amore che ti cattura e ti fa dipendere solo da un’altra persona, tanto che tu non puoi fare nemmeno un passo senza sentirtela vicina. Quell’amore che ti fa sentire l’uomo più importante e invincibile del mondo. Quell’amore che ti si attacca sulla pelle e non sparisce neppure con un bagno all’inferno. L’hai presente?-
Bicchiere pieno…bicchiere vuoto.
- Beh, penso di averlo provato, almeno un paio di volte, ma adesso sono sposato e questo genere di sensazioni svaniscono nel tempo.-
- Con lei non sarebbe successo. Te l’ho fatta conoscere?-
- Sei stato con lei per quasi cinque anni e sei venuto qui quasi tutti i giorni da quando avevi sì e no sedici anni: secondo te l’ho conosciuta?-
- Era speciale, era l’unica cosa a cui tenevo veramente. E adesso? Sono rimasto solo, con qualche amico e ogni tanto una telefonata dei miei. Non posso resistere.-
- Quanto è che vi siete lasciati?-
- Una settimana. Tornai a casa da lavoro e vidi che c’era un messaggio in segreteria: "Mi dispiace, e’ stato bello finché è durato, ma adesso non provo più niente per te, è da un pezzo che te lo volevo dire, ma fino ad ora non ho trovato il coraggio. Adesso l’ho fatto. Non venire a casa mia e non mi telefonare, non mi troverai."-
- Hai provato a telefonarle?-
- Sono andato anche a casa sua, ma niente, sparita, volatilizzata, come se non fosse mai esistita, se non nel mio cuore.-
- Sarà partita.-
- Ho provato anche a cercarla, ho girato tutti i nostri posti, ho rivisto i nostri ricordi.-
La bottiglia era già arrivata a metà, ma in quella settimana si era allenato abbastanza.
- Dammi un po’ di spiccioli, che metto su due canzoni.-
- Guarda che dopo ci stai male.-
- Lo so…ma forse è quello che voglio, anche se non so se vale la pena stare male per lei.-
Scese dallo sgabello e si mise davanti al juke box e scorse le canzoni fino a trovare le sue, le loro.
- Sai Mario, le canzoni sono l’unica cosa che ti resta quando sei giù, quando non hai niente da perdere, quando sei solo uno straccio per pavimenti. Soprattutto se sono le nostre canzoni.-
La voce di Elvis si propagò per il locale ormai semivuoto. Mario canticchiava qualche parola qua e là mentre Luciano la recitava a mente, tra un bicchiere ed un altro. Elvis lasciò il posto alla voce malinconica di Lou Red, e il suo volto si rattristò. La sua voce si fece calma, rauca, quasi commossa.
- Ci vorrebbe un pianoforte invece di quel ferraccio, così metallico, così falso. – Indicò il juke box caricato a CD.
- Uno di quei pianoforti neri a coda, magari con un pianista di quelli americani, con la pelle scura, con l’anima da vendere. Com’è che veniva chiamato in quei vecchi film?-
- Sam.-
- Già, Sam. Mi vedrei: lui lì che suona qualcosa di struggente, con la voce profonda, capelli brizzolati, sigaro pendente dalle labbra e confidenze da farti. Ed io col bicchiere che lo prego di farmi male mentre gli infilo biglietti da dieci dollari nel bicchiere.-
Gli occhi gli luccicano ed il bicchiere si riempie di nuovo.
- Sarebbe bello, ma lo faresti suonare solo tu.-
- Già, adesso siamo nel duemila, le cose vere vanno svanendo, le cose belle veramente stanno scomparendo. E’ l’evoluzione, e ti devi adeguare, in un modo o nell’altro.-
Non avrebbe mai parlato in quella maniera, da sobrio.
Mario ascoltava pazientemente mentre asciugava i bicchieri o faceva solo finta, visto che non aveva niente altro da fare.
- Comunque non ti servirà a niente continuare a bere.-
- Zitto Mario, perché se sai davvero cosa vuol dire amare, dovresti sapere come mi sento ora…bastonato, abbandonato, solo.-
Luciano sospirò, fissando ancora una volta il bicchiere come se fosse la sua salvezza, la sua ultima speranza.
- Perché l’ha fatto? Non riesco a capire!-
Adesso aveva alzato la voce. Mario andò per toglierli la bottiglia, ma lui la afferrò e se la tirò al petto.
- E’ vero quello che dicono delle donne, che sono tutte troie e che mai, in nessun caso, dobbiamo fidarci di loro! Sono solo delle sanguisughe che ti sfruttano finché gli torna comodo e poi ti abbandonano, forse per noia, forse perché trovano un altro da prendere in giro!-
- Non parlare così…-
- E come dovrei parlare? Non ci sono altre parole per un comportamento del genere, così viscido, insensato. Non riesco ad immaginare come ci sia riuscita!-
Adesso la voce era sfocata, le lacrime scendevano e parlava quasi a bassa voce, come a rivivere quei momenti.
- E pensare che siamo sempre stati bene: abbiamo riso come non mai, viaggiato, fatto l’amore. Ho passato con lei quasi tutte le ore di questi ultimi cinque anni, e sono state le più belle e, sicuramente, indimenticabili.
Mi sento inutile, il più inutile e solo essere del mondo.-
Porta che si apre…porta che si chiude.
Mario guarda chi è entrato e smette di pulire il bicchiere, resta a bocca aperta e si allontana da Luciano, fissandolo.
- Lo sai Mario? C’è una cosa che non mi va giù. Il fatto che io la penso ancora…la amo ancora, forse più di prima.-
Una mano gli calò dolcemente sulla spalla e una voce lo salvò da un incubo.
- Anch’io ti amo ancora.-
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Data ultimo aggiornamento: 2000-01-05.
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