Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli
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Codice racconto: 163
DE FELICE, RACHELE (Napoli)
Testo della canzone
Testo del racconto
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Yesterday (The Beatles)
Yesterday,
All my troubles were so far away
Now it looks as though they're here to stay,
Oh I believe in yesterday.
Suddenly, I'm not half the man I used to be,
There's a shadow hanging over me
Oh yesterday came suddenly
Why she had to go I don't know,
She wouldn't say.
I said something wrong, now I long for yesterday.
Yesterday,
Love was such an easy game to play
Now I need a place to hide away
Oh I believe in yesterday.
Uova strapazzate
Bleah. E' inutile, non imparerò mai a cucinare. Mi si sono attaccate le uova al tegame. Ma non è colpa mia! Io non ho mai imparato a cucinare, l'ha sempre fatto Lei. Argh! Lei. Ecco, io cercavo rifugio e conforto nella nobilissima arte del mangiare, seppure con una così umile pietanza, e invece Lei si è piazzata nella padella e i tuorli delle uova sono i suoi splendidi occhi. E io piango, perché Lei non c'è più.
Se n'è andata. Ieri. Così. Non mi ha dato spiegazioni, con la valigia in mano ha aspettato che tornassi dal lavoro come nei più classici film, e mi ha detto, citando i mitici Beatles sulle cui note ci siamo innamorati, "Hello, goodbye". E adesso...lo so che sembra una frase fatta, ma adesso sono un uomo distrutto, annientato, spaccato in due. Lei era tutto per me, il simbolo della mia guarigione, della mia rinascita...
Perché l'ha fatto? Non lo so. Nella mia mente rivedo tutto quello che abbiamo fatto negli ultimi giorni. Dove ho sbagliato? Sono stato freddo, scortese? Ho detto qualcosa che non andava? Mentre mi dispero i miei ricordi corrono a ritroso nel tempo.
Ci conoscemmo ad una festa. Ero molto triste perché non "cuccavo" da più di un mese, decisamente troppo per la mia incrollabile autostima e disonorevole per la mia reputazione di playboy. Lei...beh, passava inosservata, diciamo la verità. Stava in un angolino vicino allo stereo e frugava tra i CD, e più m'imponevo di non guardarla perché non ne valeva la pena più la fissavo, cercando di capire cos'avesse di tanto speciale. Poi ha messo su un disco dei Beatles, gli unici oltre me stesso per cui riuscissi a provare un sentimento profondo. Era "Something". Sapete, quella che fa "c'è qualcosa nel modo in cui si muove, in cui sorride, che mi fa impazzire...nananana..." e questo something all'improvviso mi ha colpito, e mi sono avvicinato sfoderando il mio solito charme per complimentarmi della scelta e poi...vabbè, da cosa nasce cosa, ora non scendiamo nei dettagli intimi e personali che anche se non sembra in fondo sono molto timido.
Mi lanciai in questa nuova avventura senza entusiasmo ma senza disprezzo. Una cosa di routine. Lei anche se non bellissima aveva ben due cose in comune con me, che era molto più di quanto trovassi di solito nelle mie donne: amava i Beatles incondizionatamente e aveva un passato da "grande seduttrice" (l'eufemismo è suo) che però l'aveva stancata. Perché fare i seduttori è faticoso, mica è un gioco, che vi credete. Comunque io ero così abbattuto dalla prolungata- e forzata- astinenza che mi sarei accontentato anche di molto meno.
Invece non avevo capito niente. Per fortuna. Con Lei abbiamo scavato dentro di me, alla ricerca del vero IO, e ho scoperto una persona molto diversa da quella che ero abituato a vedere, capace di amare qualcuno oltre se stesso e i Fab Four. Le mie ansie, le mie angosce, l'odio per quella vita che mi dava tutto tranne quello che volevo, il vuoto e lo schifo delle donne che non erano mai le stesse, tutto sparì dopo qualche seduta di accurato "spulciamento della mia personalità". Al loro posto una nuova sensazione che suppongo sia l'amore vero e puro, un'esperienza elettrizzante che consiglio a tutti, un vero sballo. Sì, con Lei ero diventato un uomo nuovo. Ancora una volta Paul e John avevano ragione: "All you need is love".
Undici mesi è durato il nostro idillio, il nostro amore che sembrava un gioco tanto era semplice viverlo, undici lunghi perfetti mesi.
E ora Lei se n'è andata. Senza dirmi niente, senza lasciare un biglietto come si fa nei romanzi, senza neanche aver fatto la spesa!! Almeno quest'ultimo affronto poteva risparmiarselo. Posso vivere col cuore spezzato, ma con lo stomaco vuoto proprio no.
Per questo ora mi trovo seduto in cucina a piangere sulle uova bruciacchiate e immangiabili, quelle uova che mi ricordano i suoi occhi...Ma no, un attimo: lei aveva gli occhi verdi, non neri. Eppure questi occhi neri io li conosco...ma sì, come ho fatto a dimenticarmene? Che stupido! E' proprio lo sguardo di quella biondina tanto carina che ho conosciuto quest'estate ...
Guarda un po' che combinazione! Ho il suo numero di telefono proprio qui a portata di mano, nel portafogli! E...ma no! Incredibile! C'è anche il numero di Laura, e quello di Roberta, e di Claudia, e di Maria, e di Francesca, e di Giulia, e di...
Mi aspetta una settimana impegnativa.
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URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/1998-1999/racconti/racconto163.htm
Data ultimo aggiornamento: 2000-01-07.