Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli
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Codice racconto: 196
CECCARELLI, MONIA (Empoli)
Testo della canzone
Testo del racconto
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Tutto alle tre (Pooh)
La tua valigia è lì sul pavimento
ricordo il giorno quando l’hai portata
settimo piano quante scale eppure quanto ero contento
mentre scendevo quel mattino per aprirti la mia porta.
Entrasti come arriva un uragano
successe come quando passa il vento
ma io non ti capivo non ho mai capito niente
quel mondo che creavi intorno a me sembrava solo strano.
Ma ieri sera quando son tornato
c’era un silenzio che gelava il cuore
era un deserto un luogo abbandonato
più niente intorno più nessun rumore
ed inciampai nell’ombra di me stesso
in quella casa c’era tutto a posto
sulla valigia chiusa avevi messo due righe:
"vengo a prenderla alle tre".
E’ ancora notte ed io mi son svegliato
è strano risvegliarsi di traverso
in questo letto grande grande troppo grande
grande come un prato
dove mi sento solo come un cane stupido e disperso.
La tua valigia è lì sul pavimento
e odio la sua lunga ombra scura
è quasi l’alba
nasce dietro le persiane un mondo di cemento,
e questo giorno che ora nasce piano piano sì mi fa paura.
E quando un uomo scopre sul suo viso
lacrime calde chiare di bambino
tutto l’orgoglio muore all’improvviso
mi alzo ad un tratto vado a un tavolino
e su quel foglio gocce di sudore
gocce di pianto poche segni scuri
ogni parola è un grido di dolore
ti chiedo scusa torna a casa amore.
Ancora non riesco a crederci, come è potuto accadere, come posso essere stato tanto stupido da non accorgermi di ciò che stava succedendo intorno a me… I tuoi silenzi, i tuoi pianti sommessi, la tua malinconia… E io niente, non riuscivo a vedere più in là del mio naso. Ho trovato mille giustificazioni ai tuoi comportamenti senza rendermi conto che non facevano parte di te; poi finalmente ti sei decisa a parlare, conoscendoti direi che se avessi potuto l'avresti sicuramente evitato, perché sapevi come avrei reagito, nonostante questo, la tua lealtà non è venuta meno neanche questa volta e stamattina, mentre stavamo facendo colazione, tutto ad un tratto le parole ti sono uscite dalla bocca come un fiume in piena: "Ho scoperto di aspettare un bambino" e poi nient’altro, il silenzio più assoluto. Quello che adesso non riesco proprio a capire è come ho fatto a rimanere in silenzio per un tempo che ti sarà sembrato interminabile, maledizione, potevo almeno dire qualcosa di carino, di rassicurante ed invece le uniche parole che sono riuscito a dire, dopo aver continuato a guardare nel vuoto, sono state le più crudeli: "Ne parliamo stasera quando torno, adesso è tardi".
Ho avuto tutto il giorno per rimediare al grave errore che avevo fatto, ma la stupidità umana a volte non ha limiti ed ora eccomi qua, solo... Come mi merito di essere. Ci sarebbero potuti essere un milione di oggetti sul pavimento, quando stasera sono rientrato, ma la tua valigia l’avrei notata in ogni caso. Intorno a me era tutto come prima che tu arrivassi, vuoto, malinconico, spento. Ho sempre sentito dire che ci si accorge di ciò che si perde solo quando non l'abbiamo più e da perfetto imbecille non ci ho mai creduto, solo adesso mi rendo conto di come è cambiata la mia vita da quando tu ne hai fatto parte. Sei arrivata in un giorno di pioggia, ma sei riuscita a portare il sole ugualmente, la tua allegria, le tue risate, i tuoi canti, il tuo comportamento che io giudicavo infantile, erano il sole, l’amore che mi davi incondizionatamente era il calore; le mille attenzioni che ogni giorno mi riservavi...
Tutto scontato, tutto dovuto, anche il letto, quante volte mi sono lamentato del poco spazio a disposizione, quando in realtà ne occupavo più della metà, beh questa sera mi rendo conto di quanto sia enorme senza di te. Non so nemmeno perché ti sto scrivendo, dal momento che non ho nessuna intenzione di comunicare con te attraverso un semplice pezzo di carta, ma so che sto piangendo, che soffro da matti e che ho un maledetto bisogno di sfogare tutta l’infelicità che è in me. Io però non mi arrendo, ho capito che nella vita bisogna lottare ed io ce la metterò tutta per riconquistare ciò che sono riuscito a perdere. Dalla finestra intravedo le prime luci del giorno, tra poche ore tu sarai di nuovo qui, a prendere la valigia, ed allora io sarò qua, ad aspettarti, forse subito non ti accorgerai quanto sono cambiato, ma se tu mi darai la possibilità di parlarti, ti dirò ciò che ho provato tornando a casa, ti parlerò di me, di quando ero bambino, dovrai pur sapere come potrà essere nostro figlio se assomiglierà al padre. . . ma soprattutto ti chiederò scusa per tutto il male che ti ho fatto e sono quasi certo che tu molto più intelligentemente di me non mi chiuderai la porta in faccia.
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URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/1998-1999/racconti/racconto196.htm
Data ultimo aggiornamento: 2000-01-05.