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Fu nel lungo viaggio che mi riportava a
casa, in treno, che pensai alla Polka di Varsavia. Attraverso i finestrini
verdemarcio del convoglio il cielo era fosforo in fiamme, la terra cenere, i
miei occhi faticavano a mettere a fuoco quello scivolare di paesaggi che
bruciava già. Il treno sferragliava sotto il mio culo, ammasso di congetture
d'altri tempi. Grande idea Varsavia. Grande esperienza il treno. Grande
invenzione. Pensavo alla Polka di Varsavia e all'uomo in trionfo, al fascino e
alla potenza dell'invenzione, del progresso, a quel mettersi in moto che gridava
successo, vittoria, grandezza. Tempi grandiosi davvero. Pensavo. La mia epoca
pare un poco diversa. Nonostante gli innumerevoli e strabilianti balzi in avanti
degli ultimi decenni non mi sento coinvolto da una simile atmosfera, anzi, la
lunga corsa pare vicina al grande stop e le ultime accelerazioni planetarie
puzzano di apocalisse. Qualcosa dev'essere andato per il verso sbagliato.
Fermo, immobile, seduto sulla stessa sedia con le rotelline che non gireranno
mai, costipato in un metro quadro di un supermercato di un milione di metri
quadri, le mani afferrano un nuovo oggetto dal nastro, lo sorvolano sopra lo
scanner che con un sottile raggio rosso ne scova il codice a barre e con un bip
conferma l'operazione avvenuta, la stampante della cassa con un debole macinare
stampiglia il prezzo sullo scontrino, le mani afferrano un nuovo oggetto, uova
in plastica, ingoio uno sbadiglio, il bip, luce forte bianca, il macinare della
stampante della cassa sullo scontrino, tricchettra, ciabatte di gomma a
duemilalire, il fiato della cliente, maturo di digestione e di merda, il gran
caldo, salsicce, bip, tricchettra, un bambino urla perché vuole la cioccolata,
ci saranno cinquanta gradi, là fuori, e questro stronzo vuole la sua barretta di
cioccolata, gli si scioglierà in mano, giù sul braccino, e poi lo investirà
tutto, riuscirà ad assaggiarla almeno la sua barretta di cioccolata di merda?
Bip, tricchettra, una cliente mi chiede una busta, bip, banane, tricchettra,
mille banane, poi la chiede per favore, bip, mi barcameno nel nuovo gesto,
tricchettra, le allungo la busta, grazie, prego, ghiaccioli, bip, tricchettra, i
bambini piangono tutti, bip, i vecchi pure, tricchettra, avrei voglia di
sgranchirmi il collo e di giocare a Un due tre stella!, bip, fagioli cannellini
surgelati in busta formato caserma, tricchettra, un cliente mi chiede di
cambiargli delle monete in una da cinquecento, bip, per prendere il carrello
specifica, tricchettra, "che la machinetta non funge", detersivo per
piatti bip tricchettra, è agosto, metà agosto, il condizionatore pompa aria
vecchia a temperatura nuova che è uno sballo, seni semiscoperti mi scrutano da
più o meno lontano, assorbenti per interni, bip tricchettra, sento la mia
fronte rinnovarsi in milioni di piccole gocce di sudore, bip, tricchettra, apro
il cassetto e con due dita, al sesto o al settimo tentativo, afferro la moneta
da cinquecento che insiste a schizzare via con strafottente disinvoltura.
Mi giunge un urto alle narici. Un prepotente grido di sudore stantìo
rinvigorito da sudore neonato, figlio di una madre ascella che non so quale sia,
condanna la mia testa a una stilettata di emicrania.
Guardo il cliente che mi porge le sue monete con la mano tremolante.
È sull'uno e sessanta, avrà sessant'anni e sessanta capelli in testa,
ha il viso magro e scavato pieno di macchie nere, le occhiaie scavate e nere,
gli occhi neri e sottili sotto sopracciglie folte e nere, le tempie strette
strette e le orecchie grandi e sporgenti, un poco come morsicate qua e là.
Veste pantaloni di velluto verde di tre taglie sopra e una camicia di flanella
marrone adatta agli inverni moscoviti. All'incontrarsi dei nostri sguardi sporge
il mento in un sorriso povero di zanne, e porge la mano in un cenno brusco per
ribadire la sua richiesta. Con cortesia. Avrebbe potuto schiaffeggiarmi. Avrebbe
potuto avere scarpe rosse a pois. Potrebbe essere l'inventore del motore a
scoppio.
Tutto questo non ha importanza.
Gli mostro il palmo della mano continuando a tenere strette le
cinquecentolire fra indice e pollice. Passano diversi secondi prima che lui si
accorga di ciò, connetta, venga a capo del suo palletico e deponga
trecentocinquantalire sul palmo della mia mano, sfiorandolo con le sue dita
magre sudate e marroni e sussurrandomi:
"Le riconti".
Serro forte il palmo e le dita libere, introduco la mia moneta nella sua
mano già semichiusa in chissà quale incoerente tentativo di rinuncia e sento
una goccia di sudore prendere coraggio, posarsi sulla sopracciglia destra e
scendere giù a rigarmi il viso. Chiudo un attimo gli occhi e respiro in due
inalazioni un poco pił profonde del solito.
"Vanno bene" gli dico. Avrei voglia di poggiare la fronte sullo
scanner ed aspettare chissą quale bip, dormire, cacare, bere un mojito
ghiacciato e grattarmi i coglioni all'ombra dei pioppi del Mugello. Avrei tante
altre voglie ancora. Ma torno a far suonare ancora la melodia della grande
distribuzione, a suon di grazie, ma certo, e si figuri, e bip e tricchettra.
Adoro l'evoluzione.
L'umanità che mi scorre davanti non mi piace per niente. Milioni di
esistenze tutte uguali che si barcamenano per rubacchiare un secondo alla loro
attesa, quattrocento lire da un buono sconto, una maniera gentile dal
sottoscritto. Facce vuote, occhi che gridano solitudine, disperazione, dolore e
morte. Mi fanno soltanto schifo tutte quelle carni mal messe in moto come una
massa sola, un corpo unico ributtante e volgare, carne su carne, occhi, fegati,
cervelli frantumati, una massa strisciante e deforme che sgattaiola via
frantumandosi in mille code per mille casse diverse e ricongiungendosi un attimo
dopo, ancora insieme, ancora carne, uno schifoso scivolare di sudori e forfore
impazzite nell'orgia totale dell'umanità. Adoro l'evoluzione.
Sono l'ultimo fottuto ingranaggio della grande catena di distribuzione
alimentare messa su nel nostro amato paese di merda, ho la stessa sensibilità
delle macchinette prezzatrici, lo stesso tatto dei rappresentanti di alluminio
in rotoli, la stessa faccia brillante degli ultimi sette presidenti della Società,
anche se tuttora, sentenziano i Responsabili, mi manca il loro rassicurante
sorriso che pare, potrei non acquisire mai. Sono sostituibile da chiunque in
qualsiasi momento, non si richiede esperienza, non si richiede interesse o
conoscenza in materia, cercasi cazzone senza tatuaggi, piercing e orecchini
visibili per impiego invidiabile da unmilioneedue al mese, inviare curriculum.
Basta una supposta e le qualitą base del venditore/cassiere modello ti si
istallano nel DNA. Va introdotta su per il culo quarantottore prima
dell'esordio; sono previsti richiami annuali per il mantenimento quoziente e
aggiornamenti occasionali, senza considerare l'ampliazione corso e i corsi
successivi (ben altre supposte) per chi vuol tentare l'escalation all'interno
della Società. Eccoti pronto: sorrisi e schiettezza, sincera disponibilità,
blablabla, datemi i vostri soldi e non importa se vi vendo la merda,
l'importante è che la barca vada, facciamo andare la barca, se la barca va la
Società va, se la Società va il Paese va, l'Europa va, il Mondo va, evviva il
Sistema, evviva il cazzo moscio della new economy, alé alé alé
son tornati i
giorni d'oro, evviva la fica spelacchiata e farinosa della globalizzazione,
forza coglioni, comprate la nostra merda e dateci i soldi che vi siete
guadagnati sudando la vostra merda, producendo la vostra merda, vendendo la
vostra merda, sono proprio felice di far parte di questo grande disegno, sono
proprio felice di sentirmi socialmente utile, forza coglioni che la terra
implora un altro brindisi, che il lavoro nobilita l'uomo, sorridete e spendete
con noi, bip bip e tricchettra, gioite e spendete ancora, che poi giochiamo
insieme.
Disponetevi in fila, ordinati sui lati.
Voltate le spalle e calate giù le mutande.
Mostrate le chiappe.
Chinatevi in avanti e dilatate il buco del culo.
Sta passando SignorEconomia e se sarete fortunati sentirete bussare un
qualcosa di grosso e duro, viscido, ma un poco soltanto, affilato quanto basta.
Respirate profondamente e serrate gli occhi, siete i Prescelti.
Accompagnate le sue spinte sincronizzando il vostro diaframma.
Vedrete, entrerà senza dolore, e non dovrebbe durare troppo.
Una spinta ancora, gemete o gridate, se vi fa stare meglio.
Vi sentirete riempire dal fiume caldo della vita, il succo denso e
appetitoso del dioCommercio.
Gioite, siete i prescelti, i vincitori dell'ultimo, nuovo, grande
Concorso. Il Concorso del Secolo, il Concorso del Millennio, il Concorso Totale.
Tutti i premi messi assieme, tutti i sogni della vostra vita, tutti i soldi che
vorrete, viaggi, villette, automobili, fiche e stalloni della madonna. Tutto
come dentro la Televisione, incredibile no? Si compra e si vince tutto, non è
un miracolo? Ogni diecimilalire il bollino, ogni cento bollini si riempie la
scheda, ogni dieci schede il jackpot, ogni cinque jackpot il Jolly
per l'accesso
al Ricevimento.
Località di lusso.
Rispetto della privacy.
Limousine con autista.
Disponetevi in fila, ordinati sui lati.
Voltate le spalle e calate giù le mutande.
Mostrate le chiappe.
Vi sentirete riempire dal fiume caldo della vita, il succo denso e
appetitoso del dioCommercio.
Stringete bene le pareti del culo, se volete aiutandovi con le mani, non
lasciatene scivolare via neppure una goccia.
Non lasciatevi colare la Vita fra le gambe, sarebbe irrispettoso.
Succede una volta su un milione di essere i prescelti.
Di sentirsi la Vita dentro.
Serrate bene il culo, e spendete le vostre ultime centomilalire al nostro
punto vendita, ce lo meritiamo, una bottiglia di champagne ci pare un modo
carino di festeggiare con tutti i dipendenti, su, gli ultimi cento stronzi fogli
sporchi da mille cazzo di lire.
Poi tutto gratis.
Poi tutto regalo.
Poi tutto come dentro la Televisione.
La terra implora un altro brindisi.
Mi portano via in cinque, il mio teatrino è durato abbastanza, in piedi sulla
solita sedia con le rotelline che non gireranno mai. Alcuni clienti sono fuggiti
spaventati, altri mi osservano ancora divertiti. Fuori girano annientati dal
sole lampeggianti impazziti di ambulanza e polizia, una scena da pessimo film.
Ma quelli che mi vengono a tirar giù dal mio piccolo palco hanno la maglia del
mio stesso colore, la stessa effigie sul petto, gli occhi inconfondibili dei
colleghi di sempre, gli inequivocabili modi gentili di chi mi è amico o di chi
un giorno o l'altro si è cacciato su per il culo una supposta simile alla mia.
"Sarà stato il gran caldo, povero ragazzo" sento nitida una
voce rimbalzare dalla folla che mi osserva, scortato da quel micro esercito
mentre salgo in auto coi carabinieri. L'ambulanza non mi ha voluto. La polizia
neppure. Anche SignorEconomia pare aver chiuso con me.
"Il gran caldo un cazzo" gli grido a gran voce, a quel
parcheggio di zombi rincoglioniti.
Attraverso i finestrini verdemarcio della volante il cielo è fosforo in fiamme,
la terra cenere, i miei occhi faticano a mettere a fuoco questo scivolare di
paesaggi che brucia già. La volante sferraglia sotto il mio culo, ammasso di
congetture d'altri tempi. Grande invenzione la volante, che volante non è e
combatte col traffico al grido della stonata sirena estiva. Il carabiniere
seduto fianco a me avrà sì e no vent'anni; mi toglie le manette e batte due
colpetti sulla mia coscia, quasi a dirmi di star buono, o che non è successo
niente, o altro ancora. Scruto appena il suo mento e la sua bocca, alzando gli
occhi dalle mie mani. Ha la barba da fare. Poi guardo ancora fuori e sorrido un
poco, e penso al viaggio di ritorno da Varsavia, alla Polka e all'uomo in
trionfo, al fascino e alla potenza dell'invenzione, del progresso, a quel
mettersi in moto che gridava successo, vittoria, grandezza. Tempi grandiosi,
qualcosa dev'essere andato proprio per il verso sbagliato.
Il caldo mi batte in testa davvero, il sudore mi riga copiosamente il
viso, il mio sbadiglio liberato pare in grado di mangiarsi Firenze. Guardo in
faccia il carabiniere e sorrido veramente.
In fin dei conti la vita non fa poi tanto schifo.
La terra implora un altro brindisi.
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http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/2000-2001/racconti/racconto211
Data creazione: 2002-12-22. Data ultimo aggiornamento: 2006-03-28. Webmaster