| Biblioteca Comunale "Renato Fucini" - Empoli | | Home page | Indice alfabetico | Mappa del sito | Cerca sul sito | |
| Informazioni | Servizi | Cataloghi | Iniziative | Biblioteca digitale |
L'acqua significa vivere per me.
Io non capisco il fascino dell'acqua, il suo darsi e poi riprendersi, il mistero delle onde che provoco nei nostri amplessi
di passione, ma solo l'acqua, con la sua purezza, può avvolgermi fino a farmi sparire.
Io amo l'acqua, la sua sostanza.
Le rughe che avvincono il corpo le sue incertezze.
Io sono una donna grassa.
In realtà non lo so se sono una donna, a prima vista non direi.
Potrei fare anni di sport e non dimagrirei mai.
Il mio grasso viene da dentro.
È sporco.
Solo l'acqua riesce a lavarlo via.
Il mare con la sua vastità mi ossessiona di aperture, di gente che possa spiarmi in ogni angolo della pelle
l'arancia che mi porto sulle gambe, e la mia pancia.
Ma la piscina, la sera.
Solo la sera l'acqua brilla di atmosfera e piange a piccoli singulti quando l'abbracci.
Io volevo essere acqua.
Volevo l'acqua, la sua purezza.
Spalmarmici di spuma in girotondi senza peso.
Mi sono iscritta ad un corso di aerobica in acqua, la sera.
Ci sono delle ragazze, le vedo camminare in fila per scendere nella vasca.
La nuca davanti la mia è sempre più bella della mia.
I loro corpi.
Ohh, i loro corpi sono ninfee che scivolano su un lago calmo.
Sono molto di più.
Sono bolle di sapone che emettono note xilofoniche quando planano. Sono.
La mia pancia non finisce mai.
Io la svuoto e la riempio d'acqua
per mandare via il grasso che ci naviga dentro.
Librarmi di essenza e non di peso.
Ma loro sono sempre più belle di me e più vereconde
delle mie gambe flaccide del volto tumefatto in due angoli di carne.
Il loro seno.
Ohh, il seno gelido come latte congelato, al contatto col brivido del liquido.
Il mio petto scende aprendosi calanchi di vestizione.
Poi inizia la lezione.
E ballano, corrono, le gambe si aprono a mostrare fenditure perfette
da infilarci un rasoio nel suo fodero naturale.
Io le amo.
Loro no, ne sono sicura.
Mi guardano arrancare come fossi un pescecane.
Ma non lo sanno che le amo.
Forse credono che odio la spuma delicata che secerne il loro corpo.
Ma no, vi dico che le amo.
Anche quando piegare le anche diventa fatica per il mio stomaco enorme
e le braccia hanno la consistenza di due affettati andati a male.
In fila mi mostrano le spalle, quelle rotule da mangiarci sopra gli incavi degli anni il loro lievitare.
Su una di queste spalle si è posata una farfalla.
Come per caso è entrata dalla notte e vi ha trovato riposo.
Io la saluto quando mi passa accanto.
È splendido come si sia addormentata su quell'inizio di braccio.
Volevo ammirarla allungare la mano a prenderla.
Non ne ho mai avuto il coraggio.
Col tempo è divenuta blu si è sedimentata tra la pelle.
Come un fossile incastonato in una goccia d'ambra questa farfalla piangeva all'inizio.
Quando la spalla scendeva ritmicamente sotto il pelo dell'acqua lei annegava e poi riemergeva
con punte di verde smeraldo.
La ragazza sembrava non accorgersi che la sua schiena era un nido di farfalle.
Io la sfioravo negli esercizi a due, quando le coppie si formano e c'è
per forza qualcuna che deve prendermi per mano.
Lo sento che non vorrebbero toccare queste vie concave
ad infilarci il braccio.
Vorrebbero prendermi e trascinarmi ad annegare, eppure devono massaggiare.
Il bello è quando viene il massaggio.
Il mio turno lo faccio durare il più possibile per toccare queste pelli così
tirate delle sfoglie croccanti quando le allargo a premerci il polso.
Se ne vanno via ad un certo punto.
Vanno a fare la doccia, lezione finita.
Sotto la doccia scherzano a tirarsi i seni a insaponarsi un fianco.
E sono tutte così abbaglianti.
Quando si tirano giù il costume e rimangono nella nudità come condizione naturale sono liquide presenze in
un mondo che piange lievità.
Io non mi tolgo il costume.
Faccio la doccia dopo, non potrei trovarmi a distanza cosù ravvicinata chiudermi nell'acqua come un muro
recintato tra un seno e un fianco bianco.
Io aspetto che la piscina sia vuota, che spengano il faro potente che lascino in lontananza le luci del bagno.
E rimango nella vasca sola.
L'acqua al buio riluce di ghiandole e bocche che ha assaporato.
E vado.
In fondo sul fondo della vasca ad occhi aperti.
Mi schiaccio contro il fondo col mio peso arrivo al fondo
e ci scivolo sopra.
Navigo in lungo fendendo l'oscurità con le mani.
Il corpo si mescola alle spore dell'aria.
L'acqua lo porta in alto.
L'acqua lo sorregge in spirali di cobalto.
Allora si rinasce a nuotarci.
Puoi sentire il rumore del tuo sonno interiore il tuo respiro.
Puoi regolarti col palpito delle ore.
Scendo nel fondo con decisione mi lascio morire di apnea
stacco il cordone che mi appiattiva sul mondo.
Allora è una metamorfosi di coraggio.
Niente mi attacca al pavimento e mi lascio trasportare come un filo bianco sdrucito da chissà quale vestito.
Questo è il mio amore per l'acqua.
Lei non mi lascia.
Arrivo alla superficie diversa con passi di libellula.
Io divento una bellissima donna.
Nella penombra il mio corpo è leggero come un filo di voce,
e io posso ballare.
Rincorrermi ad accarezzarlo in ogni animoso angolo vitale.
Sono.
Vedo l'incavo del volto le lunghe gambe ad attorcigliarglisi attorno.
Vedo.
Sono un delfino, un frutto nato dalla spuma del mare, sono un flutto ad infrangersi in rocce accorate.
Rincorro la farfalla sul bordo della vasca.
Sotto la doccia.
Sono una piccola piastrella profumata
con l'acqua che scorre a levigarmi
potrei essere qui da milioni di anni.
URL:
http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/3/racconti/016.htm
Data creazione: 2004-06-29. Data ultimo aggiornamento: 2005-07-19.
Webmaster