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Non gli era stato certo assegnato un compito grato quello di ripulire la soffitta da tutta
quella roba accumulata negli anni, ma Max non si era rifiutato, anche lui dopotutto,
doveva dare il suo contributo in termini d'aiuto in quella casa, che presto sarebbe stata
venduta. Tra meno di due settimane infatti, Max sarebbe volato in Florida, finalmente.
Il lavoro, quel dottorato di ricerca all'università di Miami, tanto atteso e
sofferto gli era stato concesso. QUELL'ANSIA DENTRO CHE NON TI FA CAPIRE SE SEI TU,
INADEGUATO O TUTTO IL MONDO CHE HAI INTORNO È SBAGLIATO si era dissolta come nebbia
d'ottombre ai primi raggi di luce. Ora l'unica canzone degli 883 che gli risuonava in mente
era quella che faceva E TUTTO VA COME DEVE ANDARE O PEER LO MENO COSI' DICONO E TUTTO VA
CME DEVE ANDARE O PER LO MENO ME LO AUGURO perché dopotutto Max non voleva
ammetterlo un po' gli pesava andarsene da quella città, dai genitori, dai suoi
amici, da quella casa che sentiva addosso come un paio di scarpe comode con cui si poteva
senza fatica scalare anche le vette più alte del Tibet.
Un sorriso gli illuminò la faccia mentre saliva le vecchie scale di ferro che
portavano su, sul sottotetto. Chissà cosa avrebbe trovato lì sopra, pensava
magari anche le sue babbucce da neonato. Si tirò su le maniche del maglione e
lentamente cominciò a riordinare. Un borsone rosso da viaggio inaspettatamente
sbucò da sotto chili di polvere e ragnatele. La curiosità di vederci dentro
fu più forte di qualsiasi cosa. Il mitico chiodo di pelle nera! Compagno
inseparabile di avventure giovanili! Lo sa solo Dio da quando non lo indossava più!
Un piccolo foro sul gomito attirò la sua attenzione. Questa è opera dei topi,
si disse contrariato, ma che fa quel pigrone di Garibaldi? Dovrebbe essere suo il compito
di stanarli! Ripiegò la giacca sorridendo al ricordo. Ma cosa pretendo - continuò -
il mio dolce e caro micione non è affatto uno scansafatiche, ormai è
stanco di cacciare! Quest'anno avrebbero festeggiato dieci anni di vita insieme e a Max
sembrava solo ieri da quando Garibaldi, grosso soriano randagio, era stato trovato da lui
in strada abbandonato e tremante durante le vacanze di natale dell'anno di quel freddo
micidiale. Sarebbe sicuramente morto se Max, cucciolotto bagnato e sperduto anch'egli,
non se lo fosse infilato dentro al chido quando il suo Peugeot acquistato da uno
scasciacarozze non lo avesse lasciato a piedi proprio all'inizio di una salita.
Max aveva avuto sentore che prima o poi il suo Peugeot si sarebbe fermato; ricordava
infatti come con il gelo tossiva un po' e si fermava, ma la sua frustrazione e il suo
smarrimento, quel senso odioso di rassegnazione, non erano dovuti a questo. Max non era
certo un tipo da arrendersi davanti alle difficoltà, un po' di strada a piedi
non lo avrebbero di certo fermato, e neanche la pioggia; anzi forse quell'episodio non
sarebbe stato così grave se il ghiaccio che dal chiodo era entrato in profondità
oltre che le sue ossa non avesse intaccato anche il suo orgoglio, quel sorpasso da parte
di uno col fifty nero che rideva, ne era certo Max, dall'alto del suo fifty sia di lui
che del Peugeot gli avevano al volo realizzato il rischio di passare la sua vita sopra
un Peugeot che arranca in salita, mentre uno col fifty ti sorpassa ride e va.
Perché la vita era così ingrata? Si chiese disperato.
Aveva dovuto rinunciare ad andare all'università per mancanza di soldi,
all'auto nuova, mentre tutti i suoi amici andava in locali alla moda il sabato sera.
Quelli già sistemati in società, temuti e rispettati, guardavano con schifo
malcelato lui e i suoi amici. Perché la vita era così? (Max non poteva certo
sapere all'epoca che nonostante i due anni di ritardo non solo si sarebbe laureato in
biologia, come aveva sempre desiderato, ma sarebbe diventato anche un cervello in fuga).
Usciva di rado, ricordava, e sempre con Luca e Ornella; ci dovrebbero essere delle foto,
si disse. Ecco! - esclamò soffiandoci sopra; le foto erano ancora poco nitide,
quindi ci passò sopra la manica del maglione.
Dannazione a voi due! - quasi gridò con rabbia repressa. Avrebbe voluto avere
entrambi davanti alla faccia per riempirli di schiaffi, pensò accasciandosi sulle
ginocchia con gli occhi pieni di lacrime che non si decidevano a colare giù.
Sembravate i due fidanzati del tempo delle mele e invece... tu Luca, lurido coglione... hai
ammazzato Ornella l'illusa, che col suo amore voleva toglierti dall'inferno delle pere
in cui eri scivolato. Non avrebbe più dimenticato, si promise Max, pochi mesi
ed entrambi grazie a quattro letterine magiche se ne erano andati.
Max, totalmente sopraffatto dai ricordi, con le spalle si lasciò cadere su un
enorme scatolone. Tra qualche giorno avrebbe compiuto 30 anni, come Ornella, erano nati
stranamente lo stesso giorno, ma lei non c'era più già da tre. Le voleva
bene, forse ne era anche innamorato, i suoi sentimenti per lei adesso gli apparivano
confusi. Trent'anni - si disse asciugandosi gli occhi con il palmo della mano, LA CHIAMANO
ETÀ DELLA RAGIONE e come UNA STRADA RIPIDA E DISSESTATA in cui CI PASSANO MILIARDI
DI PERSONE - continuò da solo nella penombra della soffitta - IO SPERO DI POTERLA
FARE TUTTA GUARDARE GIÙ QUANDO SARÒ IN VETTA ANCHE ARRANCANDO COME QUEL
VECCHISSIMO PEUGEOT.
Silenziosamente Garibaldi, consapevole dello stato d'animo di Max, gli era scivolato
accanto, accucciandosi sulle sue gambe. La mano incerta del padrone ne cercò il
fulvo pelo.
"Hai ragione, mio piccolo eroe, niente piagnistei!" - si disse rincuorato,
sollevando di peso il felino, "L'America ci aspetta! Andiamo e conquistiamo il Nuovo
Mondo!"
E TUTTO VA COME DEVE ANDARE O PER LO MENO COSÌ DICONO E TUTTO VA COME DEVE ANDARE
O PER LO MENO ME LO AUGURO.
URL:
http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/3/racconti/050.htm
Data creazione: 2004-10-20. Data ultimo aggiornamento: 2005-07-19.
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