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Racconto n. 073

Autore: Mirko Galli (Milano)

Titolo della canzone ispiratrice: "Imagine" (John Lennon)
Titolo del racconto: "Nico"

Sua madre gli aveva detto un giorno, improvvisamente preoccupata mentre passeggiavano al parco di domenica mattina, Non ricordo in quale film la madre dice al proprio figlio, appena adolescente, Vivi con ciò che hai e cerca di ottenere di più.
Questa era l'unica ricchezza che gli rimaneva oggi, sua madre non possedeva niente altro che rude saggezza, così, finché le mani erano state abbastanza forti da trasportare su e giù per le scalinate secchi torbidi, la sua famiglia, pur povera, manteneva decoro, che sempre prima di tutto viene dall'abbastanza denaro.
Poi, una volta, vennero a scuola poco prima delle undici degli amici di famiglia, gli dissero che la madre si era sentita poco bene mentre lucidava le scale di un palazzo in città, che non c'era da preoccuparsi, poteva dormire con loro per la notte, domani andremo a trovare la mamma.
Meningite fulminante, morì durante la notte.
Ogni volta che Nico, come allora a scuola, pochi minuti prima delle undici, si ferma per la colazione, non riesce a fermare una stretta alla pancia, ripensa a sua madre ancora bella, piena di forza interiore e, a fatica, Nico scambia qualche parola con il suo compagno di turno, in un inglese inconsueto, si sforza di mangiare, deve vivere e ottenere di più.
Del resto, il motivo che lo spingeva a lavorare ancora là sopra era il pensiero fisso di sua madre e del suo unico diamantino precetto; quando avrà abbastanza granopulo, e questo se lo ripete costantemente, quando avrà raggrumolato tot money sufficiente, allora, per lui comincerà una nuova era, fatta di musica.
Quel giorno la marea indugiava, stranamente.
All'orizzonte, nella linea di fusione tra acqua e terra, dove gli sguardi di Nico vedevano i seni grandi di sua madre, l'oceano prendeva aromi lattescenti fino a sublimarsi in etere. Immaginava. Prendere il posto di qualcuno, immagina che spasso, ovviamente bisogna conservare la propria nozione di ego, immagina nel bel mezzo di una partita di calcio, hai il potere di entrare nella testa del centravanti o del difensore, quanti danni potresti fare, e tutta la folla, i tifosi insciarpati increduli mentre segni un autogol. Poi però bisognerebbe subito tornare a se stessi o a qualcun altro prima che ti lincino. Oppure annunciare alla nazione, da presidente americano, che d'ora innanzi milioni di dollari, invece che nella ricerca militare, verranno impiegati nell'energia solare, pannelli solari obbligatori su ogni tetto, un pannello per ogni figlio d'America e che dio vi benedica. Magari avresti sulla coscienza qualche povero cristo espropriato della sua più intima ricchezza, la consapevolezza di essere chi siamo, sì, insomma, noi stessi, ma sarebbe più potente l'orgoglio di migliorare le sorti del genere umano.
Immagina oppure entrare nei pensieri di un miliardario, ti basterebbero poche ore e saresti il nuovo padrone, beneficiario della donazione più ingente della storia, di una multinazionale della musica, immagina, solo musica di qualità, fregandosene delle vendite, solo musica fatta di intuizione, musica geometrica per la chitarra jazz o rock camaleonte, musica intuitiva di un contrabbasso.
Non poteva farci niente.
Nico era così.
La sua fantasia viaggiava troppo veloce per il corpo, e le intuizioni si susseguivano come acqua di una cascata, svanendo nella corrente dopo il volo. Vibrava come un pianoforte nel vuoto di un salone. Il suo riverbero immaginativo era individuale, ma optava per il concreto, e anche questa era una sensibilità che aveva ricevuto dalla madre, da chi altri poi, non avendo mai conosciuto il padre, il concreto archetipo dell'umanità, per cui ogni azione non esisteva se non in relazione con, attraverso, e per gli altri individui.
La sirena delle undici e dieci annuncia la fine della pausa. Si ricomincia. Nico si alza, rimette il panino, pressoché intatto, nella bustina di nylon, dà una pacca sulla spalla al collega, come per scusarsi della sua scarsa compagnia, e poi sale la rampa di scale d'acciaio, sale fino alla sua postazione. Di lì l'oceano può fare ancora più paura, l'altezza considerevole sembra un invito a lanciarsi, mentre le onde, nei giorni di maggiore maretta, si slanciano in alto come fiamme. Ma Nico ha imparato a dominare le sue paure, se vuole continuare a lavorare sulla piattaforma deve controllare le sue paure. Durante i primi mesi sognava spesso di bruciare vivo per un incendio scoppiato a bordo, lo appiccava il portoricano addetto alle cisterne, con la Marlboro. In effetti Rodriguez, così si chiamava quel ragazzo, fumava di nascosto dietro le enormi trivelle gialle. Denunciare il fatto ai superiori, questo avrebbe dovuto fare, ma non ne aveva avuto il coraggio, Rodriguez mostrava tutto l'aspetto di un galeotto e poi fare la spia certo non lo avrebbe aiutato a vivere più tranquillo.
Adesso Nico svolge il suo compito senza guardarsi troppo attorno, lui è l'ultimo arrivato, gli altri devono sapere cosa stanno facendo, lui non è neanche del ramo, un'insegnante pentito, e l'equipaggio non si fida. Non è compito suo far rispettare le regole, evidentemente, il vizio del fumo è più forte della paura di bruciare, per qualcuno. Apre le valvole Nico dà l'ok al docente della trivella, ora non deve fare altro che controllare che i manometri della pressione non salgano troppo, in caso contrario chiuderà le valvole e attiverà il motorino di reflusso dei gas. Come dire la posizione più scomoda di tutta la piattaforma di estrazione. I gas sono in effetti la prima causa di incendio, o peggio, di esplosione. Ma lui non può farci caso, non deve. Il suo obiettivo è racimolare soldi per la musica. Il suo lavoro precedente di insegnante, ammesso che fosse mai riuscito ad ottenere una cattedra stabile, non gli avrebbe mai permesso di guadagnare abbastanza per il suo scopo, neanche in tutta una vita di sacrifici, ma lui vuole vivere il presente, per lo meno un presente non troppo lontano. Contare è facile quando ci sono numeri da sommare, e là sopra ce n'erano in abbondanza. Tre, al massimo quattro anni di lavoro, duro, rischioso lavoro, ma anche lunghi periodi a terra da dedicare alla sua passione per la musica, alla sua amata Corinna, il nome che aveva dato alla Gibson nera con ponte in acero, e poi la libertà, la pace della condivisione di un sogno comune con le anime del globo simili alla sua.
E sta lì Nico. Ha imparato. In piedi, fa il suo lavoro e nello stesso tempo libera la fantasia. Non può fermare il flusso del pensiero, ma non può permettersi distrazioni, ha imparato, ha allenato la mente a sdoppiarsi, come una matrioska.
A proposito di scuola. Ora ripensa al suo primo giorno da professore. Alle otto meno un quarto si presenta davanti alla sede, per la prima volta, non era mai stato né in quel posto né in quella città, né in quella regione, ma il sindacato gli aveva riferito che lì avrebbe meglio raccattato un posto, seppure a tempo determinato, eccolo lì allora con un'aria da testimone di Geova, borsetta di cuoio e camicia bianca, entra nel portone principale, via delle Betulle 17, diciassette, rilegge il numero civico, dev'essere qui.
All'interno dell'ampio atrio, fasciato di cartelloni con foto artistiche degli alunni dal tema: come è bello il nostro quartiere, quasi un segno, perché di bello in quell'isolato di fustoni di cemento c'era ben poco, c'era seduta la bidella dietro al piccolo banco, Prego, Vorrei sapere dove si trova la presidenza, Sì ma lei chi è scusi, Sono il supplente di lettere, Ah, guardi deve uscire, costeggiare il recinto, lo vede? la presidenza è unica, il palazzo di fronte lo vede? sono quattro scuole accorpate, Grazie.
Nico testimone di Geova esce, percorre una breve area pedonale lungo la recinzione di plastica verde e si trova dinanzi al portone della, legge, scuola elementare, come scuola elementare? ma dove devo andare, di grazia? Serve sdrammatizzare.
Intanto erano le otto meno dieci. Decide di domandare a qualcun altro all'interno della seconda scuola, Buongiorno dica, Senta può cortesemente indicarmi dov'è la scuola media? Sì, ma lei chi è scusi, Sono il nuovo insegnante di lettere, Ah, guardi deve uscire, costeggiare il recinto, lo vede? la scuola media sta, il palazzo di fronte lo vede? sono quattro scuole accorpate, Grazie. Nico sempre più confuso vorrebbe replicare, ma sa che non servirebbe a niente, a malapena quella bidella riusciva a gesticolare. Intanto sono le otto meno cinque.
Nico, mica più tanto testimone di Geova, qualche moccolo serpeggia tra i denti, si rifà il vialetto, ricosteggia il recinto, rientra nell'ampio atrio ripieno di cartelloni com'è bello eccetera, cerca la prima bidella, Dov'è? boh, ah, Sta uscendo dal bagno, ha in mano un mocio vileda, Senta, scusi, facciamo a capirci, la scuola media dov'è? Qui, Ma come, prima mi ha detto di andare fuori, costeggiare, Lei mi ha chiesto la presidenza, Appunto, la presidenza della scuola media, sono il nuovo supplente, La presidenza è di là, infatti, dentro il plesso della elementare, qui c'è solo la scuola, Cioè la Media, Esatto.
Rideva fra sé, ripensava spesso all'episodio, immaginandosi protagonista di un film comico, con stili diversi, più sarcastici a volte più istrionici, gli dava morale, non solo per l'umorismo della piccola tragedia quotidiana, ma anche perché così, in momenti di nostalgia come quelli, rinveniva lo spirito combattivo e la determinazione di affrontare la dura, solitaria vita della piattaforma.
Il petrolio intanto come sempre salisce aspirato dalle sanguisughe pompe, lubrifica le tubature, le annerisce, si deposita nelle stive delle enormi cisterne che poi a loro volta nutriscono le petroliere rosse di scafo, che a loro volta trasportano l'oro nero in raffineria, può succedere il naufragio, si spezzano in due, le onde schiumano olio, ma poi in qualche modo, la benzina arriva alla pompa e fa felice il fidanzato che può andare a prendere sotto casa la biondina con la Bmw del papà, o con la 127. Sempre a benzina va.

URL: http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/giovani/parolenote/3/racconti/073.htm
Data creazione: 2005-05-21. Data ultimo aggiornamento: 2005-07-19. Webmaster

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