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Il 25 aprile 1945 l'Italia conquista la libertà. Empoli tra storia e memoria 64° anniversario della liberazione - 25 aprile 2009
La guerra di liberazione, prima ancora la Resistenza, è stata la prima guerra di popolo del nostro paese, combattuta da italiani che non obbedivano a una cartolina precetto, ma che
sentivano il dovere civile di lottare per liberarsi dalla dittatura fascista e dall'occupazione tedesca e nello stesso tempo per ricostruire uno stato basato su principi di libertà e
dignità, principi che trovarono espressione nella Carta Costituzionale.
L'esposizione, allestita dalla Biblioteca comuneale in collaborazione con il Il Centro di documentazione sull'Antifascismo, la Resistenza e la storia contemporanea di Empoli, ha lo scopo di
ricordare un momento cruciale per la vita del nostro paese; il valore della lotta antifascista attraverso documenti, libri, fotografie e oggetti che testimoniano il sacrificio di centinaia
di antifascisti condannati dal Tribunale fascista, alla fine degli anni '30; i 26 operai della Taddei che dopo lo sciopero del 4 marzo del '43 furono prelevati dalla vetreria e assieme ad
altri 30 concittadini deportati nei campi di concentramento nazisti. Tanti furono i militari che si rifiutarono, dopo l'armistizio dell'8 settembre dello stesso anno, di aderire alla
Repubblica di Salò e che, per questo, furono internati nei campi di lavoro in Germania. 29 cittadini furono fucilati dai tedeschi in piazza Ferrucci, per rappresaglia, il 24 luglio
del '44. Massiccia fu la partecipazione - dopo la liberazione della nostra città - degli empolesi (oltre 300) alla guerra di liberazione nel corpo dei Volontari per la
Libertà. L'antifascismo è stato una presa di posizione, oltre che un sentimento, costato caro a coloro che lo hanno sostenuto, apertamente, attraverso i partiti politici, fino a quando essi non furono dichiarati illegali dal regime, attraverso la resistenza passiva, la lotta clandestina, il movimento operaio.
Ed è proprio nelle fabbriche, nelle vetrerie, tra le fiascaie, ma anche nelle botteghe dei calzolai e dei barbieri, nella presa di coscienza delle conquiste sociali legate al lavoro, che la tradizione antifascista empolese affonda le sue radici.
"A buon diritto, Empoli - come sottolineava Pietro Amendola nell'anniversario dei cinquant'anni dalla liberazione - si fregia dell'appellativo di "capitale morale dell'antifascismo toscano"".
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