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Non chiamarmi soldato. I bambini combattenti tornano a casa: frammenti di pace in Sierra Leone a cura di Caritas Italiana Torino, EGA, 2002 |
Monsignor Vittorio Nozza ha raccolto in questo volume una serie di scritti e di testimonianze sulla guerra che per oltre
dieci anni ha insanguinato la Sierra Leone, coinvolgendo nei combattimenti cinquemila bambini, sottoposti dalle milizie in
conflitto alle pił atroci crudeltà per garantirsi la totale obbedienza.
Si è parlato di guerra primitiva e tribale, che ha fatto ricorso alla mutilazione come metodo sistematico per
conquistarsi un minimo di visibilità agli occhi di un Occidente disinteressato alle sorti dell'Africa; l'opinione
pubblica europea ha trovato una facile spiegazione di tanta ferocia nel carattere selvaggio di popolazioni sottosviluppate,
che - ormai prive dell'illuminata guida della potenza coloniale britannica - non hanno avuto la capacità culturale,
sociale e politica di uscire dal tribalismo per affacciarsi alla modernità.
Questo consolante cliché non regge alla prova dei fatti: e i fatti brillano.
Brillano della luce dei diamanti che si estraggono in grande quantità e con estrema facilità nelle regioni
più insanguinate della Sierra Leone. Nello scrigno diamantifero del Kono, a est del paese, basta affondare una
piccola pala nel terreno alluvionale, per trovare le magnifiche pietre destinate ad essere ammirate nelle vetrine più
esclusive dei negozi dell'occidente.
In questo libro si scoprono gli effetti perversi degli aiuti umanitari, che hanno rafforzato mafie e potentati locali,
causando l'abbandono dell'agricoltura e incentivando lo sfacelo delle relazioni sociali.
Si scopre il ruolo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale nelle vicende africane, ed assieme il peso
delle scelte della Gran Bretagna, che ha appoggiato il rientro in patria dei discendenti degli schiavi, sostenendo una
minoranza creola più colta e occidentalizzata, che ha cercato di egemonizzare le enormi ricchezze del paese.
Ma la luce della speranza è tutt'altro che spenta in Sierra Leone, paese che - con l'arrivo della pace - costituisce
uno straordinario laboratorio sociale e politico: il pluralismo delle fedi, la prassi dei matrimoni misti, la forte scelta
dei leader religiosi di rimanere al di sopra delle parti in conflitto, la consolidata
convivenza tra le diverse tribù permettono ad un popolo stremato dalla guerra di sperare di ricucire la trama delle
relazioni civili, umane e sociali senza l'ostacolo dei conflitti etnici e religiosi, in una inedita alchimia di spinte e
controspinte che assegnano a quel popolo il compito di prendere il controllo del proprio destino e alla comunità
internazionale di farsi carico delle gravi responsabilità che sottostanno a tanto dolore e a tanta sofferenza.
Perché un diamante è per sempre, ma non può essere più importante dell'anima di un popolo.
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FILI TRA I LIBRI A chi è piaciuto questo libro, la biblioteca consiglia di proseguire il percorso tra le proposte di lettura con i seguenti titoli di cui è disponibile la recensione: Khedairi, Betool. Un cielo così vicino, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2004: la guerra in Iraq vista con gli occhi di una bambina Saleem, Hiner. Il fucile di mio padre, Torino, Einaudi, 2004: un bambino curdo alle prese con la difficoltà di crescere in Iraq Schneider, Helga. Stelle di cannella, Milano, Salani, 2002: la follia dell'Olocausto vista con gli occhi di un bambino |
URL:
http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/iniziative/varie/bibliomail/117.htm
Data creazione: 2003-12-12. Data ultimo aggiornamento: 2004-12-06. Webmaster